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Vigilantes anti-mendicanti e locatori xenofobi: la Bologna peggiore

Ostilità nei confronti degli emarginati e razzismo: una città di cui vergognarsi.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Migranti
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In città è quasi impossibile affittare appartamenti per persone straniere. Su 500 risposte ad annunci solo una decina le disponibilità. Nel frattempo gli esercenti di via de' Falegnami assoldano vigilantes per allontanare i mendicanti. Sembra la Treviso del leghista Gentilini, ma è la Bologna del 2017.

C'è un motivo se alle scorse elezioni amministrative il sindaco Virginio Merola è stato costretto al ballottaggio con la leghista Lucia Borgonzoni. Bologna negli ultimi 15 anni ha mutato dna e gli atti amministrativi e politici hanno spesso suggerito e incoraggiato questo cambiamento.
È sempre più difficile poter parlare nella nostra città come di un posto solidale e accogliente, aggettivi che invece si è meritata in passato. A testimoniare questa involuzione sono due notizie pubblicate oggi dai quotidiani locali.

Da un lato la denuncia arrivata da associazioni come Xenia, che ha uno sportello rivolto ai migranti, e le mediatrici interculturali di Amiss. Il tema è quello delle case, che sembra impossibile affittare se si è stranieri.
Di 500 chiamate in risposta ad altrettanti annunci di locazione, appena il 10% è andato in porto. La risposta più frequente non è un no secco ed esplicito, ma le scuse più disparate per non affittare a persone provenienti dal continente africano.

"Abbiamo verificato il problema anche per persone di origine straniera ma con cittadinanza italiana - spiega ai nostri microfoni Jora Mato di Amiss - Spesso vengono utilizzate scuse, ad esempio dicendo che la casa non è più disponibile, ma facendo la controprova con una persona con accento e nome italiani la casa tornava disponibile".
I nomi e cognomi sono il fattore discriminante più presente, ma se questi suonano come italiani, è il colore della pelle a fare da filtro. È il caso di Sandra Vero, la studentessa di origine africana che ha un nome "italian sounding". A distanza di mesi dalla sua denuncia non è riuscita a trovare un alloggio e il problema sembra essere il colore della pelle.

"Quando chiamiamo le agenzie per proporre affittuari stranieri - conferma Marzia Casolari dell'associazione Xenia - o ti sbattono il telefono in faccia, o dicono che non ci sono case disponibili o che i proprietari non affittano a stranieri".
Casolari fa inoltre sapere che, anche quando si riesce a fissare un appuntamento e anche qualora il proprietario accetti di affittare a stranieri, vengono chieste garanzie da parte di italiani.
Il problema, secondo l'osservatorio di Xenia, è peggiorato da quando c'è l'allarme terrorismo e il clima di caccia alle streghe, di islamofobia.

Sia Xenia che Amiss fanno parte dell'Unar, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni. "Personalmente ho sollecitato più volte l'Unar a mettere in campo misure per constrastare la discriminazione in campo abitativo - sottolinea Casolari - Se la disponibilità di alloggi privati fosse maggiore, alcune persone potrebbero lasciare gli alloggi di edilizia popolare, riducendo la pressione sugli alloggi pubblici, che sappiamo essere molto alta".

Dall'altro lato c'è l'iniziativa di sette commercianti di via de' Falegnami, che hanno assoldato vigilantes per allontanare i mendicanti.
Anticipando il decreto Minniti, che prevede l'allontanamento da alcune vie di chi viene ritenuto una minaccia al decoro urbano, i negozianti contano così di ridurre il "disturbo" ai clienti.
"È evidente che questo provvedimento da parte di privati risente del clima culturale e politico che si respira oggi - osserva ai nostri microfoni Leonardo Tancredi, direttore di Piazza Grande, il giornale di strada - Indipendentemente dall'applicazione di queste misure securitarie, il messaggio culturale resta".


Ascolta l'intervista a Jora Mato

Ascolta l'intervista a Marzia Casolari

Ascolta l'intervista a Leonardo Tancredi

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