Radio Città Fujiko»Notizie

Verso l’8 marzo: Donne sull'orlo di una crisi di numeri

Dal gap salariale a quello occupazionale, passando per il lavoro non retribuito. Un punto sui dati di un mondo per uomini


di Anna Uras
Categorie: Lavoro, Donne
52504095_979209555800025_5255322949753241600_o.jpg

Le donne sono più disoccupate, meno pagate, e in più del 40% dei casi inattive. Usb invita tutte e tutti a riflettere sui dati per fare una riflessione sullo sciopero generale proclamato per l’8 marzo ma anche per comprendere come le politiche di governo, non riconoscendo questa realtà e in alcuni casi negandola esplicitamente siano ancora una volta punitive per le donne.

Lo sciopero dell’8 marzo, si è già detto negli anni passati o li si dirà di nuovo quest’anno, è molto di più di uno sciopero produttivo. Lo è nella sua dimensione globale, ma lo è anche perché “incrociare le braccia” non è abbastanza, e a renderlo evidente, pur concentrandosi principalmente sul mondo del lavoro, sono anche i dati che Usb presenterà domani alle 17:30 al CostArena. Per questo nei prossimi giorni di avvicinamento all’8 marzo parleremo di eventi e momenti di costruzione dello sciopero diversi tra loro, ognuno capace di fare luce su alcuni degli aspetti caratteristici di questa giornata. A partire dal dossier presentato da Usb, che si concentra sulla disuguaglianza economica in un’ottica di genere.

Infatti l’Unione Sindacale di Base, che anche quest’anno ha proclamato lo sciopero generale in occasione dell’8 marzo, ha deciso di pubblicare lo studio “Donne sull’orlo di una crisi di numeri”, dedicato alla disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro e curato da Viviana Ruggeri, ricercatrice Isfol e delegata Usb. “In sostanza siamo partite dalla questione del gap salariale – spiega Nora Imbimbo di Usb Bologna, che introdurrà l’evento di domani - cioè della differenza di reddito da lavoro tra uomini e donne, e quindi per esempio nel lavoro dipendente le donne sono pagate il 23% in meno rispetto agli uomini, percentuale che sale al 29% per il lavoro autonomo e che è addirittura è al 38,5% tra le lavoratrici più istruite, cioè più sei istruita e più c’è questo differenziale. Nel mercato del lavoro l’occupazione femminile è al 49,5% e quella maschile è al 68%, però se andiamo a vedere il tasso di inattività, l’inattività delle donne arriva al 44% al contrario di quella degli uomini che è al 25%”.

Dati, insomma, che fotografano un mondo del lavoro che per le donne è punitivo e in molti casi chiuso e di difficile accesso, ma che aiutano anche nel riflettere su quali possano essere gli effetti delle ultime politiche messe in campo “guardiamo il reddito di cittadinanza o la quota 100 - spiega infatti Imbimbo - che sono comunque discriminanti per le donne perché considerano soggetti in condizione differenti e li trattano allo stesso modo. Quota 100 prevede che tu debba aere un’anzianità di contribuzione di 38 anni, fai finta di non sapere che per le donne queste quote sono praticamente irraggiungibili, perché hanno tutti i buti legati alle maternità, alle difficoltà di accesso al lavoro. Potrei continuare, ma insomma il ragionamento è ragioniamo a partire dai dati, ma per comprendere complessivamente, e anche per capire gli effetti di politiche come il Ddl Pillon, che anche quello è un attacco feroce ai diritti delle donne, che si maschera dietro a una presunta posizione uguale del padre e della madre”.

ASCOLTA LE PAROLE DI NORA IMBIMBO:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]