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Venerdì a Bologna lo sciopero sociale

L'appuntamento in città avrà due diversi momenti.


di redazione
Categorie: Lavoro, Movimento
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I movimenti bolognesi si preparano allo sciopero sociale di venerdì 14 novembre. Domani un'assemblea in Sala Borsa alle 18. Venerdì a Bologna due appuntamenti: alle 10 e alle 18.

Mancano tre giorni allo sciopero sociale di venerdì 14 novembre, ma l’aria che si respira è già carica di aspettative e progettualità. Questa mattina in Sala Borsa, il Laboratorio per lo Sciopero Sociale di Bologna ha comunicato, in una conferenza stampa non a caso tenutasi davanti all’installazione video di Eataly, termini e prospettive della mobilitazione lanciata durante lo Strike Meeting di ottobre a Roma.

È proprio partendo da un attacco a Eataly e alla sua “succursale” bolognese F.I.CO. che il Laboratorio definisce il percorso che guiderà la città verso lo sciopero del 14 novembre, ma che non si concluderà in quella data. La mobilitazione di venerdì marcherà una ridefinizione dello sciopero nel senso che ne terrà fermi i presupposti concettuali per allargarne gli effetti e renderlo più efficace in una realtà in mutamento. Insomma, l’idea che lo sciopero continui a costituire strumento di lotta e rivendicazione irrinunciabile trova nel tentativo della sua ridefinizione una – se non l’unica – possibilità per quel tipo di mobilitazione di mantenersi vivo e vitale.

Lo sciopero sociale, allora, è immaginato e agito come mobilitazione non rivendicabile da gruppi più o meno numerosi, ma da un’assemblea estesa a tutti i soggetti sommersi dalla precarizzazione nelle sue diverse declinazioni. La stessa composizione del Laboratorio (Connessioni Precarie, Cobas, Link, Collettivo Ex-Archia, Circolo Berneri, Unione Sindacale Italiana, Associazione Diritti Lavoratori, Laboratorio Smaschieramenti, Coordinamento Migranti, Lavoro Insubordinato, Tpo) rivela il tentativo di generalizzare strutturalmente lo sciopero del 14 novembre sotto diversi profili. Composizione a parte, infatti, sono le rivendicazioni e l’attribuzione delle responsabilità a farsi trasversali, quindi generali. Tre su tutte: salario minimo, reddito europeo, basta al lavoro gratuito, nelle forme esteticamente presentabili di stage e tirocini.

Non si tratta di santificare un progetto appena nato o una mobilitazione di cui siamo solo alla vigilia, quanto piuttosto di accettare l’evidenza che l’unica strada possibile per rompere la precarietà imposta alle esistenze di pezzi sempre più ampi della società – quella italiana, ma anche quella europea, come tiene a chiarire il Laboratorio – è la condivisione di analisi ed esperienze di lotta per rendere l’attacco alla realtà della precarietà esistenziale davvero generalizzabile. Il tentativo del Laboratorio è dunque una generalizzazione delle lotte che non vuole esaurirsi con la mobilitazione del 14, ma che intende partire da quella giornata per procedere alla decostruzione delle politiche di Renzi, Poletti e Junker, e sviluppare un percorso alternativo e opposto.

Lo sciopero sociale coinvolgerà più di 60 realtà disseminate su tutto il territorio nazionale. Il Laboratorio per lo Sciopero Sociale di Bologna lancia la mobilitazione cittadina con due appuntamenti. Venerdì mattina alle 10 in piazza Re Enzo, con studenti medi e universitari e i lavoratori che potranno esserci; tra gli altri, saranno presenti i lavoratori impiegati nei musei, a ricordare come e quanto l’azione delle cooperative – appena ieri riunite a sbracciarsi nell’autoelogio del compimento di una “democrazia economica” avvenuto grazie alla proprie attività – abbia contribuito in termini sostanziali alla destrutturazione fattuale dei diritti del lavoro. Chi a Bologna ha lavorato o lavora nella logistica e nella cultura sa bene di cosa si parla.

Il pomeriggio alle 18, nella stessa piazza, lo sciopero cittadino entrerà in connessione con le altre mobilitazioni in corso e darà la possibilità di essere presente a chi la mattina dal posto di lavoro non si può proprio assentare.

Se le parole utilizzate dalle componenti del Laboratorio sono a volte diverse, a metterle insieme è facile trovare un senso compiuto al discorso. La lotta alla precarietà si traduce, allora, nella necessità di ribaltare il Jobs Act, le politiche europee (più volte è stato citato lo Youth Guarntee, il programma della Commissione Europea per l’occupazione giovanile), lo sfruttamento delle cooperative, il modello Eataly-F.I.CO. – affascinante per i clienti, molto meno per gli assunti – le politiche razziste e discriminatorie dei governi italiano ed europeo, sessismo e discriminazione di genere, emarginazione sociale, una scuola nel baratro, una città e un Paese privi di politiche sociali efficaci ma particolarmente solerti nella repressione e sempre più inclini all’autoritarismo.

Possono sembrare parole inassimilabili e dissonanti. Nelle intenzioni del Laboratorio, costituiranno lo scheletro da cui partire per costruire lo sciopero sociale, verso e oltre il 14 novembre.
Intanto, l’appuntamento è per domani, 12 novembre, alle 18 in Sala Borsa per un’assemblea pubblica in vista dello sciopero.

Alessandro Albana


Ascolta l'intervista a Paola Rudan del Laboratorio per lo Sciopero Sociale

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