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Vendita Hera, "Tradiamo il futuro e ce ne pentiremo"

Il sindaco di Castenaso e la Cgil contro la vendita delle azioni Hera. Il pubblico sotto il 51% della multiutility.


di Francesco Ditaranto
Categorie: Politica, Economia
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Dal 1° luglio, con la revisione dei patti parasociali, che stabiliscono che il 51% dell'azienda debba restare in mano pubblica, si darà il via alla vendita delle azioni Hera sul mercato. La legge garantisce con il 35% il controllo della multiutility, ma il sindaco di Castenaso Sermenghi e la Cgil, denunciano un'operazione gravida di rischi.

"La proprietà delle reti deve rimanere assolutamente in mano pubblica." Risponde così, in aperta controtendenza rispetto ai colleghi, il sindaco di Castenaso, Stefano Sermenghi, all'ipotesi (ormai quasi una realtà) della vendita di azioni in mano pubblica della multiutility Hera, annunciata dal 1 luglio prossimo.La collocazione delle azioni sul mercato dovrebbe portare le quote "pubbliche" dell'azienda, dall'attuale 60 al 35% del totale, il che, vista la nuova legge in materia, consentirebbe comunque al pubblico di mantenere il controllo della multiutility.

"Anche oggi -spiega il primo cittadino di Castenaso-  che abbiamo il 60% come soci pubblici, nominiamo il presidente e l'amministratore delegato, ma comunque questi devono rispondere alla borsa più che ai cittadini. Non cambia molto dalla percentuale attuale al 35-38%. Il problema è che perdiamo la proprietà su una società che eroga servizi pubblici essenziali.L'acqua, il gas, la raccolta dei rifiuti, sono argomenti che non possono essere lasciati al mercato." attacca Sermenghi. 

"Inoltre Hera è una società che funziona bene, eroga dividendi e, se fosse controllata meglio, potrebbe essere allineata a un concetto di diritto pubblico che sicuramente stiamo perdendo.

Stefano Sermenghi non è però soltanto contrario alla vendita, ma propone una soluzione alternativa. "Prendendo spunto dall'iniziativa dei comuni del circondario imolese che costituirono il Conami, il Consorzio che gestiva le partecipazioni, in quella che era la nuova società che andava formandosi dalla fusione delle municipalizzate che la precedevano, proporrei, anche per aiutare i comuni che sono in difficoltà oggi e che sono costretti a vendere le azioni di Hera, una gestione unitaria di tutte le partecipazioni, cui partecipare su base volontaria. La gestione condivisa potrebbe fare capo alla Città Metropolitana, che finalmente avrebbe dei contenuti, e potrebbe decidere di volta in volta se aiutare chi è in difficoltà o investire in asset strategici, come la Fiera, l'aeroporto o il People Mover, che non sono del Comune di Bologna, ma sono di tutti"

"Qui si sta tradendo il futuro, -ribadisce ancora Stefano Sermenghi- si sta commettendo un errore strategico di cui sicuramente ci pentiremo. Io credo che noi amministratori di questa provincia dobbiamo dimostrare ai nostri cittadini, che sono quasi un milione ormai, che siamo in grado di dare loro un futuro e che, gestendo bene queste risorse, siamo in grado di garantire quell'alto livello di benessere e di servizi che abbiamo avuto finora e che purtroppo stiamo perdendo."  


Ascolta l'intervista a Stefano Sermenghi

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