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Vaccini, tra show mediatici e scarsa vigilanza

Per il pediatra Serravalle, autore di libri critici sulle vaccinazioni, occorre più informazione e vigilanza.


di Alessandro Canella
Categorie: Sanità
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La ministra Lorenzin ha rassicurato i cittadini e fatto sapere che i primi test sul vaccino della Novartis incriminato per almeno 13 morti sospette hanno dato esito negativo. Si attendono ora i risultati delle autopsie. Intanto Eugenio Serravalle, pediatra, presidente di Assis e autore di alcuni libri critici sulle vaccinazioni, mette in guardia: "La vaccinovigilanza non funziona, occorre più informazione".

La fretta con cui la ministra Beatrice Lorenzin, coadiuvata dallo show televisivo di Bruno Vespa che si è fatto vaccinare in diretta, sembra voler liquidare il caso di almeno 13 persone morte in seguito all'iniezione del Fluad della Novartis non piace a tutti i medici.
Se i primi test effettuati sui due lotti incriminati di vaccino hanno dato esito negativo, non rilevando tossicità, per qualcuno questo non è sufficiente per dire che non c'è alcuna correlazione con i decessi registrati.
Ora si attendono altri esami e i risultati delle autopsie, ma fin da ora l'Associazione di Studi e Informazione sulla Salute (Assis), che nei giorni scorsi ha scritto al ministro, si ritiene insoddisfatta.

Il presidente di Assis, il dottor Eugenio Serravalle, pediatra ed autore dei libri "Bambini supervaccinati" e "Tutto quello che occorre sapere prima di vaccinare il proprio bambino", punta il dito contro la fretta di chi sembra voler difendere le vaccinazioni a prescindere e contro il malfunzionamento della "vaccinovigilanza", ovvero il monitoraggio che i medici dovrebbero effettuare sui pazienti vaccinati per evidenziare reazioni avverse.
"Io non sono contrario a prescindere ai vaccini - tiene a precisare Serravalle - nella mia carriera ho vaccinato e continuo a vaccinare tanti bambini". Il problema evidenziato dal pediatra, però, è che in Italia non sembra esserci una corretta informazione.

"Le affermazioni della ministra Lorenzin non mi soddisfano affatto - afferma Serravalle - perché ancora non ci sono tutte le informazioni e tutti i dati per poter escludere un nesso di causalità con tutti i casi di decesso. Poi non mi soddisfa perché si perde per l'ennesima volta l'occasione per riflettere in modo critico su questa pratica che viene data per scontata ed acquisita quando invece gli interrogativi sono tanti".
Per il pediatra, ammesso che non ci sia correlazione tra le vaccinazioni e i decessi, non si può sostenere che in Italia si muoia per l'influenza, che è una patologia con basso impatto sociale che rappresenta appena il 10% delle sindromi influenzali, assolutamente non prevenibili con la vaccinazione.
Il ragionamento, quindi, è ribaltato e, poiché a morire sono soprattutto gli anziani, soggetti affetti da patologie croniche, la difesa a spada tratta del vaccino sembra più una questione ideologica che un dato di verità scientifica.

Nella lettera inviata al ministro, l'Assis avanza numerose domande, le più importanti delle quali sono due: conoscere veramente quanti sono i decessi per influenza (e non per complicanze dovute a malattie pregresse), e di conseguenza valutare se è davvero necessario effettuare vaccinazioni di massa; riformare il sistema della vaccinovigilanza e spiegare come dovrebbero comportarsi i medici che effettuano vaccinazioni ai propri pazienti. Per l'associazione sarebbe opportuno che Aifa e Ministero della Salute stilassero linee guida per monitorare lo stato di salute di quanti sono stati vaccinati, cosa che non avviene nel nostro Paese.
"La stessa Aifa, in un documento ufficiale che chiunque può consultare - osserva Serravalle - è stata obbligata a chiedere ai medici di ricordarsi di segnalare reazioni avverse ai vaccini, poiché questo non viene effettuato".

Il problema, fa sapere il medico, è mondiale e viene definito come "under reporting". Ciò non permette di capire a pieno gli effetti prodotti da un qualsiasi farmaco.
E spesso, anche attraverso campagne mediatiche e show televisivi, si trasmettono informazioni errate alle persone e si dipingono le persone che mantengono un approccio critico come complottisti.
"Io non mi sento un complottista - afferma Serravalle - In 35 anni di carriera ho vaccinato molti bambini, quando ritenevo i benefici superiori ai rischi. Però io informo sempre i genitori, ad esempio, che esiste una legge, la 210 del 1992, che risarcisce i genitori che hanno un figlio danneggiato da una vaccinazione. Se esiste una legge, significa che le reazioni avverse sono una realtà, altrimenti non si spiegherebbe perché in questi anni ci siano più di un migliaio di bambini che sono stati risarciti".


Ascolta l'intervista al dottor Eugenio Serravalle
Tags: Sanità, Salute

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