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Unions, I media della politica e la mancanza di sospetto

Alla festa della Fiom un dibattito sull'incapacità del giornalismo italiano di raccontare le storie


di redazione
Categorie: Lavoro, Politica
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Raccontare il paese: vero o falso. Questo è il tema del primo dibattito di Unions, la festa nazionale della Fiom che si terrà dal 25 al 28 giugno al Parco delle Caserme Rosse. Giornalisti e sindacalisti hanno discusso sul ruolo del giornalismo, cosa può fare e cosa non deve fare. Internet, tv, carta e radio devono restituire gli strumenti di giudizio e la capacità di dubbio agli italiani.

L'inchiesta è la grande malata del giornalismo italiano. L'incapacità di andare oltre il fatto di cronaca e la necessità di dare una notizia senza averla contestualizzata sta lentamente sfaldando la natura investigativa del giornalista.
L'istantaneità dell'essere continuamente connessi ci costringe a chiudere gli occhi quando le storie vivono di fronte a noi. Nelle pagine dei giornali italiani si rincorrono, tra le righe di opinione e le favole da cronaca, i luoghi comuni che omologano storie diverse. Tutti siamo orchi, tutti siamo eroi.

La domanda che più spesso circola nelle redazioni, a volte sussurrata altre urlata, è:"come posso rendere accattivante una storia?". Nel momento stesso in cui il giornalista cerca di trasformare la realtà dei fatti manipola l'informazione. Il cambiamento da informazione a intrattenimento avviene in pochi secondi.
In questo gioco delle parti, anche i lavoratori devono imparare un nuovo copione. Per dare visibilità alle lotte più nascoste, gli operai puntano sull'impatto emotivo di cui si nutre il giornalista.
È una realtà con cui devono fare i conti anche i sindacati. Roberta Turi, segretaria nazionale Fiom, ammette che "i lavoratori negli ultimi anni rincorrono l'audience perchè credono che sia l'unica soluzione per dare visibilità ad una situazione che altrimenti resterebbe nascosta".

Per raccontare il Paese bisogna recuperare la capacità del racconto, a prescindere dalla popolarità che questo può produrre. "Tutto si riduce a un mi piace o un non mi piace" interviene il massmediologo Carlo Freccero. La scelta delle notizie più spettacolari disintermedia l'informazione. Le trasmissioni televisive e le notizie online confondono il pubblico privandolo di uno strumento fodamentale: la capacità di sospetto. "E non pensiamo che le cose nel futuro miglioreranno. Anzi, sarà peggio" aggiunge Freccero. Il Web ha centuplicato le trappole della cattiva informazione perchè, come diceva l'americano Mitchell Kapor "Ottenere informazioni da Internet è come riempire un bicchiere d'acqua da un idrante". Nel momento in cui non riusciamo a "dissetare la sete di conoscenza" interviene il controllo di chi "tiene cassa", come direbbe il giornalista Andrea Purgatori.

Tutti i mezzi di comunicazione sono accumunati da una formula, tristemente scientifica: più si moltiplicano le voci, piu si dividono gli editori. E la politica ha capito come utilizzare i social network: Renzi, Grillo e Salvini nuotano nelle acqua dei tweet e dei post meglio di quanto facciano in Parlamento. 140 caratteri basteranno a informare 60 milioni di italiani? La risposta è ovviamente no, ma non è un problema. La televisione unisce in un telecomando il Nord e il Sud: i politici fanno a gara a chi siede più tempo sulle poltrone dei talk show, a chi urla più forte. "Nel frattempo, la gara dall'audience la vince Don Matteo o Barbara d'Urso" commentano divertiti gli ospiti del dibattito.

"Ci sono molti giornalisti bravi ma su di loro, troppo spesso, interviene l'autocensura" aggiunge Paolo Mondani, giornalista di Report. "Ma la verità è che se vuoi essere un bravo giornalista non ti puoi trattenere. Non puoi essere equidistante perchè vorrebbe dire che, alla lunga, tenderai verso il peso più forte. Devi avere un tuo punto di vista, avvalorato da uno studio approfondito della questione".

Avere una soluzione non è possibile in un momento di confusione intellettuale come quello che si sta vivendo. Per Andrea Purgatori, gli italiani devono ritrovare la realtà in quello che vedono e leggono. "Purtroppo, però, chi decide quali sono le storie preferisce regalarci degli zuccherini piuttosto che metterci di fronte ad uno specchio davanti al quale ci troveremmo spiazzati ma seremmo costretti a riflettere". O  Forse serve, come dice Freccero, avere più coraggio e l'orgoglio di essere minoritari per evitare che "l'algoritmo di Google decida per noi".

Daniela Larocca


Ascolta l'intervista a Carlo Freccero

Ascolta l'intervista a Andrea Purgatori

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