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Unifica si rimangia la promessa

I vertici dell'azienda si rifiutano di incontrare Làbas sul caso della palazzina di viale Aldini.


di redazione
Categorie: Casa
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Prima la promessa del numero uno di Unifica Gianluca Muratori, all'indomani dell'occupazione del villino di viale Aldini, poi le rassicurazioni di ieri del vice presidente dell'azienda in occasione del blitz del collettivo Làbas negli uffici della sede. I vertici del colosso dell'edilizia, però, non hanno alcuna intenzione di sedersi a un tavolo di trattativa.

Sembrano definitivamente tramontate le possibilità di un incontro tra gli attivisti di Làbas e il presidente di Unifica Holding, Gianluca Muratori. Fu proprio il numero uno del colosso dell'edilizia bolognese a proporre al collettivo una trattativa per arrivare a un accordo sul villino di viale Aldini 116, occupato lo scorso 24 ottobre. Una promessa fatta a mezzo stampa che, nei giorni seguenti, non portò concretamente all'avvio di contatti tra le due parti.

Per questa ragione, gli attivisti di Làbas nella giornata di ieri hanno effettuato un blitz negli uffici della sede di Unifica , per verificare le reali intenzioni dell'azienda sulla vicenda. Nell'occasione, gli esponenti del centro sociale hanno avuto modo di parlare con il vice-presidente di Unifica, Giuseppe Intelisano, il quale aveva dichiarato la disponibilità a organizzare un incontro tra gli occupanti e Muratori, proprietario dello stabile in viale Aldini. Come da accordi presi nell'incontro, nella serata gli attivisti hanno telefonato a Intelisano, che ha comunicato loro che i vertici dell' azienda si rifiutano di trattenere qualsiasi rapporto col collettivo, tanto meno di creare un tavolo di trattativa.

"Da questo si deducono due cose: la prima è che queste persone dimostrano di non avere alcuna credibilità dicendo una cosa pubblicamente che negano subito dopo - scrive Làbas in una nota su Facebook - La seconda è che è ormai chiara la volontà di Gianluca Muratori di non sedersi ad un tavolo di trattativa e di conseguenza che le sue dichiarazioni fatte sui giornali i giorni seguenti all'occupazione siano state solo una mossa di marketing verso l'opinione pubblica, continuando a difendere gli interessi della rendita che rappresenta".


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