Fissare un tetto agli stipendi dei top manager bancari che continuano a guadagnare, mentre i lavoratori vengono lincenziati. È l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare lanciata da Fiba-Cisl. Dal 2008 ad oggi sono quasi 2000 gli impiegati in meno nel settore.

Nemmeno le banche del territorio bolognese sono risparmiate dalla crisi. Istituti nazionali e piccole realtà locali hanno assistito a una capillare chiusura degli sportelli, non considerati più fonte di guadagno. Ciò ha provocato un netto ridimensionamento occupazionale che nel 2012 ha fatto calare i lavoratori a 7.711, a fronte dei 9.532 del 2008. Sono stati 1.821 i dipendenti che hanno sospeso il loro contratto di lavoro, molto spesso accompagnati alla pensione con l’uso del Fondo Esuberi presente nella categoria. Le realtà colpite sono tante. Un caso è quello del Gruppo Delta. Commissariato nel recente passato, il gruppo poteva contare nel 2009 sulla forza lavoro di 900 dipendenti. Attualmente, invece, l’organico è composto da circa 200 unità, oltretutto senza chiare prospettive lavorative.
 
Fiba-Cisl, dunque, si fa promotore di una raccolta firme per la presentazione in Parlamento di una proposta di legge di iniziativa popolare che ponga un tetto massimo alle retribuzioni dei top manager. La campagna, “Se firmi li fermi, se non firmi chi li ferma?” è partita lo scorso 20 maggio e vorrebbe fissare un tetto di 294.000 euro per la retribuzione fissa e un rapporto 1:1 per il salario variabile, seguendo le indicazioni europee.  
La proposta di limitare l’importo complessivo delle retribuzioni dei top manager porterebbe a una maggiore equità sociale, riducendo il fattore rischio per dipendenti, azionisti e clienti.  
Il sindacato precisa che questa rappresenta solo una delle diverse iniziative in cantiere per incentivare una riforma della finanza e dei mercati e per rilanciare il ruolo dei lavoratori all’interno del sistema bancario e assicurativo.
 
Elisabetta Severino