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Un mese senza Giulio Regeni, un sit in per chiedere verità

L'iniziativa di Amnesty International davanti all'ambasciata egiziana.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri, Giustizia
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Ad un mese esatto dalla sparizione e successiva uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, alle 14.00 ci sarà un presidio davanti all'ambasciata egiziana per chiedere verità sulla morte del giovane. Ieri l'Egitto ha fornito l'ennesima versione: vendetta personale. La rabbia del governo italiano. Noury (Amnesty International): "L'Italia usi la leva commerciale per avere la verità".

Un incidente d'auto, un rapimento da parte delle opposizioni e ora una vendetta personale. A solo un mese di distanza dalla sparizione e dall'uccisione di Giulio Regeni, l'Egitto ha fornito diverse versioni su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano. "Verità ufficiali" talmente rocambolesche da arrivare a spazientire il governo, che con il regime di Al Sisi aveva già stretto numerosi affari.
"Se le indagini sulla morte di Giulio fossero condotte da un'organizzazione per i diritti umani indipendente - sostiene ai nostri microfoni Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International - probabilmente sapremmo già la verità. Il corpo di Giulio porta la firma della tortura di Stato, manca solo che i responsabili vengano consegnati".

Ad un mese esatto dalla scomparsa e uccisione di Giulio Regeni,  Antigone e la Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili hanno organizzato un sit in davanti all'ambasciata egiziana a Roma, cui hanno aderito anche la stessa Amnesty e diverse personalità, come lo scrittore Erri De Luca e l'artista Lorenzo Terranera.
"Ricorderemo Giulio e continueremo a chiedere una 'verità vera' - sottolinea Noury - perché c'è il richio che, passata l'onda emotiva, riprendano i rapporti politici e commerciali tra l'Italia e l'Egitto e la questione venga archiviata".

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, il rapimento e l'uccisione di Regeni sono solo uno dei tanti casi di sparizione in Egitto. Alcuni rapporti parlano di 1600 desapareçidos da quando il regime di Al Sisi ha preso il potere.
"A lungo si è fatto finta di nulla - osserva il portavoce di Amnesty - si sono stretti accordi commerciali nel settore petrolifero e venduto armi all'Egitto, finché un caso non ha riguardato un cittadino italiano".

Proprio la leva commerciale potrebbe essere usata dall'Italia per spingere il governo egiziano a fornire la verità sulla morte del ricercatore.
"C'è un luogo comune secondo cui l'Italia è sempre la parte debole nelle relazioni commerciali - secondo Noury - e che parlare di diritti umani mentre si fanno affari danneggi questi ultimi. Semmai potrebbe essere vero il contrario: se un Paese forte, autorevole e con una buona politica commerciale chiede il rispetto dei diritti umani, non credo vengano danneggiati gli affari e ne guadagnerebbe la salute complessiva di quei Paesi".


Ascolta l'intervista a Riccardo Noury

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