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"Un'economia per l'1%": disuguaglianze sempre più estreme

Il rapporto Oxfam sulla crescente disuguaglianza economica globale.


di Andrea Perolino
Categorie: Società, Economia
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Il nuovo rapporto di Oxfam scatta una fotografia in cui il divario tra ricchi e poveri nel mondo raggiunge livelli mai toccati prima. 62 super-ricchi possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera. Nei paradisi fiscali occultati 7.600 miliardi di dollari.

"Un’economia per l’1%", il nuovo rapporto di Oxfam diffuso ieri alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, riporta valori estremi nella disuguaglianza economica globale. Il titolo del rapporto richiama il fatto che l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede più risorse del resto del mondo. Una "crisi della disuguaglianza fuori controllo", all'interno della quale nel 2015 appena 62 persone possedevano la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale. Solo nel 2010 erano 388.

Dal 2010, la ricchezza di questi 62 "Paperoni" è aumentata del 44%, con un incremento pari a oltre 500 miliardi di dollari, arrivando a 1.760 miliardi di dollari. Nello stesso periodo la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale si è invece ridotta di circa 1.000 miliardi di dollari, una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. "La concentrazione della ricchezza e di potere economico è difficilmente scalfibile - spiega Misha Maslennikov, policy advisor di Oxfam che ha preso parte alla redazione del rapporto - la ricchezza quando raggiunge le mani delle persone che si trovano al vertice tende a permanere lì. Ne sono un esempio il potere di condizionamento delle scelte di politica fiscale o economica su cui i grandi interessi e potentati detentori di ricchezza incidono fortemente".

In questo quadro rientra anche l'Italia. I dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 evidenziano come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali.

Il rapporto evidenzia poi come all'interno della crescente disuguaglianza economica si riscontrino parallelamente altre forme di disuguaglianza, come quella di genere, che "si manifesta soprattutto nel divario salariale tra uomini e donne proprio di ogni parte del mondo - spiega Maslennikov - Un divario rappresentato anche dalla lista dei super Paperoni in cui la presenza femminile è ridotta al minimo (tra le 62 persone più ricche solo 9 sono donne, ndr)".

In un contesto economico caratterizzato da un sistema "fortemente sbilanciato" a favore delle persone più ricche, a far sì che la ricchezza rimanga intrappolata al vertice della piramide è anche una complessa rete di paradisi fiscali, a cui il rapporto di Oxfam dedica particolare attenzione. Secondo recenti stime, si calcola che 7.600 miliardi di dollari di ricchezza di privati individui (più dei Pil di Regno Unito e Germania messi insieme) sia depositato nei paradisi fiscali. "Se sul reddito generato da questa ricchezza venissero pagate le tasse - osserva il rapporto - i governi avrebbero a disposizione 190 miliardi di dollari in più ogni anno". Un impatto ancora più forte se si considerano i paesi in via di sviluppo, rispetto ai quali l'elusione fiscale delle multinazionali ha un costo stimato in 100 miliardi di dollari all’anno.

Su questo tema Oxfam Italia ha lanciato la campagna "Sfida l'ingiustizia", con la quale si chiede di agire contro l'aumento della disuguaglianza partendo dalla messa al bando dei paradisi fiscali. "Chiediamo ai governi di intervenire su misure di politica fiscale più progressive, in cui chi ha di più contribuisca con una quota maggiore per destinare risorse al finanziamento di servizi pubblici essenziali come istruzione e sanità, e per misure di contrasto alla disuguaglianza - spiega Misha Maslennikov - Solo a settembre del 2015 i leader mondiali hanno preso impegni con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile, tra cui quello di eradicare la povertà estrema entro il 2030. Se non interveniamo come richiesto da noi sulla fiscalità a livello nazionale e sull'abuso dell'elusione fiscale a livello internazionale rischiamo seriamente di non raggiungere quell'obiettivo".


Ascolta l'intervista a Misha Maslennikov

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