Dopo che il Parlamento europeo ha invocato il congelamento dei negoziati di adesione della Turchia non ha tardato ad arrivare la risposta di Erdogan: “Se andate avanti, i cancelli della frontiera verranno aperti”. È un’Europa con le mani legate dalla sua stessa ipocrisia quella che viene fuori dallo scontro con Erdogan, e per capirne meglio le ragioni abbiamo sentito Daniele Santoro, analista di Limes ed esperto di geopolitica turca.

Ieri il Parlamento europeo ha votato a larghissima maggioranza una risoluzione in cui chiede il congelamento dei negoziati di adesione della Turchia, invitando la Commissione e agli Stati membri a fermare le trattative con il Paese “alla luce delle diffuse violazioni delle libertà fondamentali iniziate in seguito al fallito golpe del 15 luglio”. La richiesta del Parlamento europeo ha un valore unicamente simbolico, ed è risultato evidente sin da subito, quando la maggior parte degli Stati membri ha espresso la propria contrarietà a un congelamento del negoziato con Ankara.
“Oggi i rapporti tra Turchia e Unione Europea sono ai minimi storici. Si ragiona in termini di minacce reciproche” spiega l’analista di Limes Daniele Santoro “Erdogan agita questi 3.5 milioni di rifugiati come una minaccia, sfruttando il terrore degli europei di vedere questi milioni di esseri umani affacciarsi sulle proprie coste”.

A legare le mani dell’Europa è proprio la questione migranti, e Erdogan ha fatto leva fin da subito su questo tasto. Alla vigilia del voto del Parlamento il presidente turco infatti ha dichiarato che “gli Stati che non smettono di darci lezioni su diritti umani, democrazia e libertà sono incapaci di proteggere i bambini che si rifugiano da loro, in quanto non aprono le loro porte, ma al contrario li lasciano senza pietà dietro a fili spinati“. Un’invettiva che coglie in pieno l’ipocrisia dell’Unione Europea, che è così spaventata dai migranti siriani da non potersi permettere di sciogliere l’accordo stretto il 18 marzo con Ankara. Un accordo che affida la gestione dei migranti a quella stessa Turchia di cui il Parlamento ha segnalato “le diffuse violazioni delle libertà fondamentali iniziate in seguito al fallito golpe del 15 luglio”.

“Di alternative alla Turchia l’Europa non ne ha – sottolinea Santoro- l’unica alternativa sarebbe quella di pensare che un continente di 500 milioni di persone può tranquillamente accogliere 3 milioni di rifugiati Siriani. In questo modo l’Ue riuscirebbe a spuntare la minaccia di Erdogan”.

Ma molto probabilmente Erdogan non è intenzionato a dare seguito a questa minaccia secondo Santoro, perché per lui i rifugiati rappresentano un possibile bacino elettorale. Infatti “i migranti, proprio perché sono stati accolti dalla Turchia, vedono Erdogan come un vero e proprio mito” spiega lo studioso di geopolitica, che sottolinea però che “la minaccia è comunque abbastanza realistica, considerando che questi rifugiati hanno come principale desiderio quello di recarsi in Europa, e che quindi alla Turchia basterebbe non chiudere le frontiere per assistere a un consistente flusso di immigrati”.

Per quanto riguarda l’argomento del contendere, ovvero l’adesione della Turchia all’Unione Europea, secondo il giornalista di Limes “non è altro che un esercizio di ipocrisia reciproca. L’ammissione della Turchia nell’Unione Europea è assolutamente irrealistica e non da oggi ma da sempre. Infatti credo che l’Unione Europea non abbia alcuna volontà di accogliere nella sua comunità un Paese musulmano di 78 milioni di persone che avrebbe un peso specifico molto elevato, considerando che oggi il partito di Erdogan rappresenterebbe la principale forza nel Parlamento europeo se la Turchia fosse un paese membro dell’Unione. D’altra parte credo che anche da parte della Turchia non ci sia più quella volontà di entrare nell’Unione che esisteva fino a qualche anno fa, tantomeno dopo che il fallito golpe del 15 luglio ha visto un sostegno laterale dei media, dell’opinione pubblica e dei governi europei“.

Anna Uras