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Tutti sapevano, nessuno si mosse

Speciale radiofonico sul disastro del Vajont a cura di Mariagrazia Salvador e Selene Cilluffo



di Mariagrazia Salvador
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Graphic: William Dempsey©

A 50 anni dal disastro che cosa è il Vajont oggi? Il viaggio radiofonico in questi luoghi e nella dimensione del Vajont, non solo disastro ma anche trauma e memoria. Racconti e testimonianze di chi vive lo vive tutti i giorni e lo rivede anche oggi nelle prepotenze delle Grandi Opere Inutili, che lasciano i territori inascoltati. Riascolta il podcast dello speciale in fondo all'articolo

“Resterà un monumento a vergogna perenne della scienza e della politica. Un connubio che legava strettissimamente quasi tutti gli accademici illustri al potere economico, in questo caso al monopolio elettrico della SADE. Che a sua volta si serviva del potere politico, in questo caso tutto democristiano, per realizzare grandi imprese a scopo di pubblica utilità – si fa per dire – dalle quali ricava o avrebbe ricavato enormi profitti. In compenso il potere politico era al sicuro sostenuto e foraggiato da coloro ai quali si prostituiva. La regola era – ed è ancora – come in tutti gli affari vantaggiosi, quella dello scambio. Il monumento si chiama Erto. Anzi Erto e Casso. (…) Sono questi due paesi morti il monumento al Vajont.” Tina Merlin, Sulla Pelle Viva, 1983.

Il 9 ottobre 1963 la frana di 300 milioni di metri cubi del Monte Toc avrebbe potuto non cadere, cadere a pezzi, cadere lentamente. Invece è venuta giù velocemente e tutta in un colpo: collassa a valle in un tempo di 40 secondi, con una velocità di 65 km/ora. L'impatto della frana nel lago mette in movimento una massa di 48 milioni di metri cubi d'acqua: con un'onda di 80 metri che si diffonde nel lago, investendo gli insediamenti delle rive; con un'onda di 170 metri che scavalca la diga e, precipitandosi a valle da un'altezza di 400 metri, cancella gli insediamenti sottostanti.
L'impatto dell'aria compressa provocata dall'onda è pari a due volte la bomba di Hiroshima.


Tutto ciò era prevedibile, si poteva evitare, e soprattutto i danni sarebbero potuti essere limitati con un'evacuazione. Le conseguenze immediate sono state la polverizzazione di Longarone, la distruzione di alcune frazioni di Erto e Casso e del comune di Castellavazzo, il drastico sconvolgimento dell'ambiente naturale della valle.

Le vittime.
1910, di cui 1464 sepolte a Fortogna.
703 identificate, 761 non identificate,
400 (circa) i corpi mai trovati, 487 i bambini morti fino a 15 anni, oltre 20 bambini mai nati, 3 morti nei soccorsi, 183 morti tra i residenti in altri comuni, compresi tecnici e operai al cantiere della diga, 773 le famiglie coinvolte.

La gente di questi posti, pochi montanari considerati ignoranti e scomodi, sapeva che il monte Toc non era il luogo adatto per la diga più grande del mondo e non è stata ascoltata. Nacquero dei comitati contro la diga ai tempi, ugualmente inascoltati, come gli avvertimenti del geologo Eduardo Semenza o gli articoli e le denunce della giornalista dell'Unità Tina Merlin.

“Tutti sapevano nessuno si mosse” è il titolo di un articolo scritto sull'Unità del 13 ottobre 1963 proprio dalla Merlin.
Così il titolo di questo speciale si deve all'intento di partire dall'impatto e dal fraintendimento mediatico che ha riguardato il disastro del Vajont per arrivare a quello che, 50 anni dopo, è un fatto che ancora trascina le sue conseguenze nei luoghi che ospitavano e circondavano la diga.

Il Vajont non si limita al 9 ottobre 1963, il Vajont è successo prima, durante e dopo quella data. Il Vajont è una decisione politica ed economica che ha distrutto un'intera comunità.

Parlare di Vajont 50 anni dopo è frustrante, soprattutto per chi è sopravvissuto, perché dal Vajont non si è imparato a rispettare l'ambiente naturale, né le comunità locali, né i territori. Ne è una prova la voce, altrettanto inascoltata, di tutte e tutti coloro che oggi si battono contro le Grandi Opere Inutili.
"La TAV è un Vajont differito" ci spiega Erri de Luca, che porta la memoria del Vajont con sé fino in Val di Susa.
Insieme a lui porteranno la loro testimonianza lo scrittore Ertano Mauro Corona e Viviana Vazza, superstite e autrice del libro Le scarpette di vernice nera, Sovera Edizioni. Con noi anche Mario Battiston, informatore della memoria che lotta per mantenere vivo il lavoro e l'eredità di Tina Merlin, e Francesco Niccolini, collaboratore di Marco Paolini per lo spettacolo teatrale del 1997 e autore di Vajont: Storia di una diga, Edizioni BeccoGiallo.

Mariagrazia Salvador
Selene Cilluffo


Ascolta la prima parte con le interviste a Mario Battiston e Francesco Niccolini

Ascolta la seconda parte con le interviste a Viviana Vazza e Mauro Corona 

Ascolta la terza parte con l'intervista a Erri De Luca


Grazie a:

Mauro Corona, Erri De Luca, Francesco Niccolini, BeccoGiallo Edizioni, Mario Battiston, Viviana Vazza, Associazione Pro Loco di Sospirolo (BL), Federico Brancaleone, Luisa Gasparotto, Mariolina Ferri, Luigia Protti, Giulia Tomasoni, Radio Città Fujiko, Crizia Cattelani, Federico Minghini, Alessandro Canella, Clelia Oviazzi, Gianluca Cataldo, William Dempsey, SpoonTea Production, Matteo Roman, Giulia Casini, Anna Franchin.

Il video che abbiamo girato durante le interviste, realizzato da Mariolina Ferri e prodotto da SpoonTea


Ascolta lo spot dello speciale Tutti Sapevano, Nessuno Si Mosse.

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