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Amministrative in Turchia, Erdogan comincia a scricchiolare

I risultati delle amministrative segnano un battuta d'arresto per il sultano.


di redazione
Categorie: Esteri
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Sebbene l'Akp, il partito del presidente Erdogan, mantenga la maggioranza anche alle elezioni amministrative, la perdita del controllo di città importanti come Ankara e altre città costiere e il testa a testa a Istanbul segnano una battuta d'arresto del "sultano". I cittadini turchi iniziano a chiedere cambiamento e riforme che contrastino la grave crisi economica. L'intervista al giornalista Giuseppe Acconcia.

Prima battuta d'arresto allo strapotere di Recep Tayyip Erdogan. Il partito del presidente turco, l'Akp, alle elezioni amministrative ha perso il controllo di alcune città importanti, come la capitale Ankara e alcune città costiere. Istanbul, invece, è in bilico e il candidato delle opposizioni (Chp) Ekrem Imamoglu sarebbe avanti di poche migliaia di voti.
Proprio a Istanbul il conteggio dei voti era ricominciato dopo essere rimasto fermo per tutta la notte, ma in mattinata è stato interrotto a seguito di alcune contestazioni. Lo ha reso noto il presidente della Commissione elettorale suprema, Sadi Guven, senza chiarire quando è previsto il completamento dello scrutinio.

"Questi risultati sono significativi perché Erdogan si era impegnato in prima persona nella campagna elettorale - osserva ai nostri microfoni il giornalista Giuseppe Acconcia - Perdere Ankara e alcune città costiere significa ridimensionare il controllo territoriale dell'Akp".
Il giornalista ricorda che Erdogan cominciò la sua carriera politica proprio come sindaco di Istanbul, la città che ora è in bilico.
Nonostante ciò, l'Akp a livello nazionale mantiene il 50% dei consensi. Una quota comunque inferiore di pochi punti rispetto a quanto registrato alle elezioni del 2018.

"Non ci sarà alcun cambiamento a breve termine sul governo - aggiunge però Acconcia - perché Erdogan ha poteri rafforzati in seguito al referendum costituzionale del 2017".
La sconfitta in grandi città, però, è significativa sotto il profilo politico e sotto quello economico. Si potrebbe infatti trattare di un segnale lanciato dai cittadini per chiedere un cambiamento, dal momento che la Turchia sta affrontando una crisi economica seria, una recessione che prosegue dal 2018, un'inflazione galoppante, alti tassi di disoccupazione e la perdita di potere d'acquisto della lira.

"I cittadini turchi cominciano a chiedere un cambiamento e riforme economiche e politiche - conclude il giornalista - ma sappiamo che invece l'approccio di Erdogan è quello dell'islamismo politico, del nazionalismo con radici islamiche".
Il presidente turco resterà in carica fino al 2023, ma molto delle sue ambizioni per continuare a guidare la Turchia dipenderanno da come saprà gestire la situazione economica.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIUSEPPE ACCONCIA:

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