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Turchia: Erdogan denuncia giornalista, pm chiede l'ergastolo

Dundar aveva pubblicato le immagini di convogli di armi scorate dai servizi turchi e diretti in Siria.


di Alessandro Albana
Categorie: Esteri
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Il direttore di Cumhuriyet, Can Dundar

Can Dundar, direttore del giornale laico Cumhuriyet, potrebbe pagare con l'ergastolo la pubblicazione delle immagini che testimoniano il passaggio di armi dal territorio turco ai gruppi islamisti attivi nella guerra in Siria. La richiesta della pena arriva da un pm turco dopo la denuncia del presidente Erdogan, che aveva minacciato Dundar di "pagare caro" la pubblicazione delle immagini. Tra 4 giorni la Turchia eleggerà il nuovo parlamento ed Erdogan non intende stemperare le proprie pulsioni autoritarie.

Un pm turco ha chiesto la condanna all'ergastolo per Can Durdan, direttore del giornale Cumhuriyet. Al giornalista viene contestata la pubblicazione di un video in cui si vede l'intelligence turca scortare un convoglio di armi diretto alle forze islamiste attive nel conflitto siriano. "Il fatto si riferisce al 19 gennaio 2014", spiega Massimilano Trentin, docente di Storia e Istituzioni del Medioriente, ma il governo di Ankara e il presidente Erdogan hanno negato che si trattasse di armi. Il convoglio, dicono, trasportava aiuti umanitari diretti in Siria.

La richiesta di ergastolo per Dundar arriva a seguito della denuncia presentata da Recep Tayyip Erdogan contro il giornalista. Il presidente turco ha anche minacciato il direttore di Cumhuriyet che l'averebbe "pagata cara", e anche il premier Davutoglu "ha accusato il giornale di attentare allo stato Turco e cospirare per forze straniere nemiche, secondo un armamentario retorico ben collaudato di complotti stranieri", rivela il docente dell'UniBo.
 
"Il fatto di per sè non rappresenta nulla di nuovo - continua Trentin - è chiaro sin dall'inizio che tutta la zona di confine tra Turchia e Siria ha sempre rappresentato una importante base di appogggio logistico per i ribelli siriani. Il fatto assume rilevanza perchè siamo in campagna elettorale". La Turchia andrà alle urne questo fine settimane per eleggere il nuovo parlamento. Se l'Akp, partito del presidente Erdogan, ottenesse i due terzi dei seggi, la riforma costituzionale sarebbe a portata di mano, a tutto vantaggio di un eventuale terzo mandato di Erdogan.

"È indubbio che l'Akp goda di un grande consenso popolare, ma la stretta sempre più autoritaria che ha preso il partito e i suoi vertici, ha provocato un aumento della tensione e della conflittualità politica - spiega ancora Trentin - ne fanno le spese, ovviamente, tutte le forze di opposizione. Erdogan e l'Akp si sono sempre distinti per attacchi molto violenti nei confronti della stampa".
In queste settimane il presidente turco ha apertamente criticato il New York Times, la Bbc e la Cnn, accusandoli di essere al servizio di forze straniere con il compito di delegittimare la Turchia, la presidenza di Erdogan e il suo partito. La richiesta di ergastolo per Dundar, intanto, ha scatenato le reazioni del Comitato Internazionale per la Protezione dei Giornalisti, che ha chiesto il presidente turco a "non fare bullismo contro i giornalisti". Non è che l'ultimo atto di una lunga serie di attacchi incrociati tra Erdogan, gli oppositori e gli organi di informazione turchi e stranieri.

Di fondo, riferisce Trentin, c'è l'"ambiguità politica della Turchia nei confronti della guerra in Siria. Dopo le rivolte di Gezi Park c'è stato un indurimento notevole del partito di Erdogan nei confronti di qualsivoglia opposizione interna, e questo può essere visto come una ricaduta del coinvolgimento della Turchia nella guerra in Siria". Un intreccio, questo, che ha reso la Turchia di oggi un Paese più autoritario dentro i propri confini e troppo ambiguo sul piano internazionale.


Ascolta l'intervista a Massimiliano Trentin

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