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Tunisia, la "rivoluzione della dignità" e la primavera monca

Continuano le proteste nel Paese per il problema della disoccupazione giovanile.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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A Kasserine e in altre città della Tunisia continuano le proteste dei giovani disoccupati che chiedono lavoro e trasparenza. Da 15 giorni il governatorato di una delle regioni più povere è occupato. La corrispondente di Nigrizia: "La primavera araba ha portato democrazia e libertà di espressione, ma dal punto di vista socio-economico c'è molto da fare e gli attentati del 2015 hanno complicato tutto".

Non si ferma, in Tunisia, la protesta dei giovani disoccupati, ribattezzata "la rivoluzione della dignità". A sei anni dalle grandi manifestazioni di piazza che costrinsero l’allora presidente Ben Alì alla fuga, la cosiddetta "Primavera Araba", la transizione del Paese sembra piuttosto debole sul versante socio-economico.
Tutto è cominciato a Kasserine, nell'entroterra tunisino, dove un giovane disoccupato, Ridha Yahyaoui, ha perso la vita in seguito ad una protesta su un traliccio dell'alta tensione. Il suo nome era inserito in un elenco di persone da assumere nel pubblico impiego, ma è sparito dalla lista e ciò ha fatto pensare a fenomeni di corruzione.

La morte del giovane, considerato un "martire della disoccupazione", hanno fatto scoppiare proteste a Kasserine, che presto si sono allargate in altre città del Paese e in alcuni quartieri della capitale. Ciò ha portato il presidente Essebsi a proclamare il coprifuoco, prima nell'epicentro della protesta e poi in tutto il Paese, e ad annunciare un piano di seimila assunzioni, che si è però rivelato una regolarizzazione di posti precari già esistenti.
Scontri e tensioni si registrano in molte città e, nella stessa Kasserine, il Governatorato è occupato da 15 giorni.

"Secondo i dati ufficiali - spiega ai nostri microfoni la giornalista Giada Frana, corrispondente per Nigrizia - a Kasserine la disoccupazione è del 26,2% contro il 17,6% a livello nazionale. I giovani chiedono quindi al governo di intervenire e di avere più trasparenza nelle assuzioni".
La regione è penalizzata anche per la sua collocazione: non trovandosi in una zona costiera, il turismo e le attività economiche sono poco presenti, mentre sono alti i tassi di abbandono scolastico e di analfabitismo. Anche l'accesso ai servizi presenta molti problemi. "L'ospedale di Kasserine, ad esempio, non ha personale medico a sufficienza - racconta Frana - Non è quindi un caso che il Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali abbia presentato un dossier per far riconoscere Kasserini come regione vittima dell'emarginazione".

I problemi socio-economici, però, riguardano l'intero Paese. La transizione dopo la Primavera Araba ha portato risultati tangibili sotto il profilo della democrazia e della libertà di espressione, ma i nodi sociali non sono ancora completamente risolti. "I giovani che ho intervistato non credono agli annunci del governo - riporta la giornalista - ma si aspettano fatti concreti.
Frana sottolinea anche come gli attentati dell'anno scorso, tra cui il più tristemente celebre è quello al museo del Bardo, abbiano complicato il rilancio economico tunisino: "Alcune aziende che pensavano di investire nel Paese o pensionati che si trasferivano qui hanno modificato i propri piani per problemi di sicurezza e instabilità".


Ascolta l'intervista a Giada Frana

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