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Trump ricongelerà i rapporti con Cuba?

Dopo la morte di Fidel Castro, un tweet di Trump mette in discussione i rapporti tra Usa e Cuba.


di redazione
Categorie: Esteri
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Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Cuba, un tweet di Trump minaccia il fragile disgelo dei rapporti tra gli Stati Uniti e l'Avana. Quanto è concreta la possibilità che il nuovo presidente degli Stati Uniti comprometta i risultati recentemente ottenuti da Obama? Per capirlo abbiamo sentito Giorgio Tinelli, docente dell'Università di Bologna ed esperto di America Latina.

A pochi giorni dalla morte di Fidel Castro, un tweet di Donald Trump mette in discussione il riavvicinamento tra Cuba e gli Usa cercato da Obama. Il neo-eletto presidente repubblicano ha infatti dichiarato: "Se Cuba non vuole fare un accordo migliore per il popolo cubano, per il popolo cubano/americano e per gli Usa nel suo complesso, metterò fine all'accordo".
Non è facile capire quanto siano attendibili le dichiarazioni di Trump e dove si trovi il confine tra propaganda elettorale e programma. Certo è che le aperture dei rapporti tra Usa e Cuba si trovano in bilico. Ma in un certo senso lo erano già prima che Trump vincesse le elezioni. Obama, infatti, non ha potuto rimuovere completamente l'embargo contro Cuba, poiché solo il congresso ha il potere di farlo.

“Le aperture da parte di Obama - spiega Giorgio Tinelli, docente dell’Università di Bologna a Buones Aires - sono state fatte nel periodo di fine della seconda legislatura, quando il presidente americano vuole lasciare dei segni indelebili rispetto ad alcune politiche, soprattutto per quanto riguarda la politica estera. Il cosiddetto disgelo è stato più che altro un avvicinamento diplomatico, ed è stato giudicato negativamente solo in un secondo tempo da Trump, che inizialmente lo aveva appoggiato. Anche perché l'elettorato cubano in esilio della Florida è stato decisivo per la sua elezione, per cui sicuramente è una mossa che Donald Trump ha meditato”.

Subito dopo l'avvicinamento tra Stati Uniti e Cuba sono stati ripristinati i voli diretti verso l'Avana, sono stati liberalizzati alcuni beni e soprattutto si è aperto il mercato del turismo. Al momento, a Cuba, sono in costruzione quattro alberghi americani e di recente Airbnb è entrato nel mercato di locazione delle case.
“Questi - sottolinea Tinelli - sono settori che pesano molto. Quindi da una parte bisogna vedere se la linea di Trump, che per ora sembra essere più che altro propaganda nel momento in cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Cuba, verrà seguita con decisione. Dall'altro lato bisogna capire quale sarà la risposta dell'Avana. Il partito comunista cubano è decisamente criptico, ed è praticamente impossibile capire quali siano gli equilibri in seguito alla morte di Fidel Castro”.

Con la morte del lìder maximo è venuto meno un personaggio senza dubbio caratterizzante del ‘900 e il fatto che, a pochi giorni dalla sua scomparsa, le discussioni su Cuba vertano intorno a un tweet di Trump, sembra una triste rappresentazione del nostro tempo. “I due personaggi sono assolutamente opposti - conclude Tinelli - sono figure inaccostabili, due secoli e un coacervo di valori e disvalori contrapposti. Spesso Castro diceva che se ne sarebbe andato solo dopo la distruzione dell’Impero Americano. Forse l'elezione di Trump per alcuni rappresenta davvero l'implosione degli Stati Uniti, e quindi la possibile fine di una super potenza che in qualche maniera deve riconsiderare la priorità dei propri valori fondanti”.

Anna Uras


Ascolta l'intervista a Giorgio Tinelli
Tags: Usa, Esteri, Cuba, Trump

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