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Trivelle, Gentiloni blocchi lo stupro dell'Adriatico

Greenpeace lancia l'allarme contro i piani di trivellazione selvaggia del governo croato in Adriatico


di Francesco Ditaranto
Categorie: Ambiente
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Il governo croato si appresta ad avviare un'opera di trivellazione selvaggia di gran parte della porzione di Mare Adriatico di sua competenza, con l'obiettivo di massimizzare l'estrazione di gas e petrolio. Greenpeace, spaventata dalle possibili disastrose conseguenze, ha scritto al ministro degli esteri Gentiloni, chiedendo che l'Italia si faccia includere nella Valutazione Ambientale Strategica come parte in causa.

Sembra proprio che, in tempi di crisi, il Mare Adriatico, sia diventato la panacea di tutti i mali. Solo che non si investe sulla pesca o sul turismo sostenibile, come verrebbe naturale fare, ma sulle fonti fossili. Nonostante il prezzo del petrolio sia in caduta libera, e riescano a trarre guadagni dall'oro nero soltanto quei paesi che ci galleggiano sopra, gas e oro nero continuano a popolare i sogni dei politici di mezzo mondo. Succede così, che dopo una campagna di prospezioni di proporzioni davvero significative, siano oggi i nostri dirimpettai dell'Adriatico, a lanciarsi nell'affare.

Il governo croato sta per azionare le trivelle nella quasi totalità della porzione di Adriatico di sua competenza. Da Zagabria sono già state assegnate alcune concessioni a cinque compagnie petrolifere, per avviare lo sfruttamento intensivo delle aree. Il tutto mentre non si era ancora conclusa la Valutazione Ambientale Strategica.

Vista la vicinanza geografica e visto, soprattutto, che la tecnica della divisione delle acque è in una fase ancora troppo sperimentale, Greenpeace ha scritto al ministro degli esteri Paolo Gentiloni, perchè si adopri al fine di fare riconoscere l'Italia come parte in causa nella Valutazione Ambientale Strategica e ponga un freno al futuro scempio del mare. Nello specifico l'associazione ambientalista sollecita la Farnesina  “ad avvalersi dei meccanismi previsti dalla Convenzione di Espoo dell'UN/ECE sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero; e dunque ad esigere dalla Croazia un diritto di consultazione”.

Alcune trivellazioni, fanno sapere da Greenpeace, potrebbero inoltre essere realizzate su fondali profondissimi, oltre i mille metri. Le attività di estrazione classificate come “ultra deep drilling” sono particolarmente rischiose: la tragedia della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico, in tal senso, dovrebbe indurre a non correre mai più rischi di quel genere.

"Per quanto abbiamo sin qui appreso, da un punto di vista ambientale il piano del governo di Zagabria è lacunoso e potenzialmente disastroso per l’Adriatico, un mare fragile e già sotto stress, che per l’Italia rappresenta una risorsa preziosa", dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. "Vogliamo un Adriatico trasformato in una specie di Texas a poche miglia dalle nostre coste? È questo il futuro che prevediamo per il nostro mare, per le nostre comunità costiere e per chi di quel mare vive?", aggiunge Boraschi.


Ascolta l'intervista ad Andrea Boraschi

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