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Trattativa: lo Stato processa se stesso

10 rinvii a giudizio per la trattativa Stato-mafia.


di redazione
Categorie: Giustizia
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Boss mafiosi, rappresentanti delle istituzioni e capi delle forze dell'ordine a processo per la trattativa tra lo Stato e la mafia. Tra i rinviati a giudizio anche Nicola Mancino, Marcello Dell'Utri e il teste chiave Massimo Ciancimino.

Capimafia e rappresentanti delle istituzioni saliranno sullo stesso banco degli imputati. Così ha deciso il gup Piergiorgio Morosini, al termine dell'udienza preliminare per la trattativa mafia-Stato. Il giudice ha accolto le richieste della Procura di Palermo rinviando a giudizio tre mafiosi di rango (Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà), l'ex ministro Nicola Mancino, il senatore Pdl Marcello Dell'Utri e gli ex vertici del Ros dei carabinieri, i generali Mario Mori e Antonio Subranni, l'ex colonnello Giuseppe De Donno. Nel processo che si celebrerà saranno imputati anche il pentito Giovanni Brusca, ex componente della Cupola mafiosa, e Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo che nel 2008 ha aperto con le sue dichiarazioni l'inchiesta sulla trattativa. Il processo si aprirà il 27 maggio.

"Per la prima volta nella storia del nostro Paese lo Stato processa se stesso", commenta Giuseppe Pipitone, giornalista del Fatto Quotidiano, che però è anche scettico sul fatto che la Giustizia riesca a scrivere la verità sulla vicenda.
"Sostengo da tempo che non viviamo in un Paese normale - afferma il giornalista - Siamo abituati ad avere tre versioni di ciascun fatto: una verità ufficiale, una ufficiosa e una collaterale fatta di inchieste giornalistiche e storiche". Pipitone cita ad esempio la strage di Piazza Fontana, che a quasi 44 anni di distanza non ha un colpevole. "Il momento che sta attraversando l'Italia - osserva inoltre il corrispondente del Fatto - è molto simile sotto il profilo economico e sociale a quello del 1992-93, quando si consumò la trattativa Stato-mafia".
Forse peggio, perché non si era mai visto che un ex ministro, coinvolto nella vicenda, potesse alzare tranquillamente il telefono e contattare il Quirinale per ottenere comprensione e che il Capo dello Stato operasse affinché le intercettazioni indirette che lo coinvolgevano venissero distrutte prima di essere visionate dalle parti.

Centrale, nella vicenda della trattativa Stato-mafia, la figura di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito e collaboratore di giustizia che, con le sue testimonianze, aprì un nuovo filone di indagine che ha portato al processo attuale. Ciancimino ora è coinvolto nel processo in quanto "postino" della mafia, poiché avrebbe consegnato le richieste di quest'ultima a rappresentanti dello Stato. Alcune sue dichiarazioni sono state ritenute false, ma ricopre comunque un ruolo importante, visto il punto a cui si è arrivati.
"Dobbiamo ancora capire - ammette Pipitone - se Ciancimino è stato pilotato da qualcuno o se ha agito per un'iniziativa individuale che rasenta l'idiozia".


Ascolta l'intervista a Giuseppe Pipitone
Tags: Mafia, Giustizia

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