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Tra autoritarismo, sessismo e precariato: il favoloso mondo dell'istruzione

Sanzioni disciplinari in aumento e sessismo onnipresente, perché la scuola non è un bel posto in cui lavorare


di Anna Uras
Categorie: Lavoro, Istruzione
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Sanzioni disciplinari in aumento, discriminazioni sessiste e precarizzazione del lavoro. Pare che la scuola, a furia di subire trasformazioni in senso aziendale, ne abbia acquisito tutte le peggiori qualità. Senza perdere quelle di un retaggio ormai antico,  di un welfare familistico e patriarcale che non può che produrre sessismo e discriminazioni. È la denuncia di Cobas Scuola, che l'8 marzo scenderà in piazza con Non Una Di Meno.

Qualcuno lo aveva detto, in tempi di Buona Scuola, che la figura del dirigente scolastico stava diventando un po' troppo simile a quella dei dirigenti d'azienda, con poteri che avrebbero limitato la libertà dei docenti creando un clima oppressivo e di paura. Che sia stata la precarizzazione del lavoro o la Buona Scuola, a giudicare dal numero di sanzioni disciplinari, che secondo Cobas Scuola sono in costante aumento, il clima che si respira oggi nelle scuole italiane non deve essere dei migliori.

"Negli ultimi anni - spiega infatti Jacopo Frey di Cobas Scuola - tutti i sindacati della scuola e anche noi come sindacato Cobas stiamo ricevendo un quantitativo di lavoro molto importante per quello che riguarda la parte disciplinare. Cioè i dirigenti stanno comminando ai docenti un numero sempre crescente di sanzioni, che vengono comminate ai docenti sulla base di argomentazioni che sono molto varie. Perchè i dirigenti si ritrovano ad avere un potere maggiore, questo dalla scuola dell'autonomia fino ad arrivare alla 107. Il dirigente in questo caso svolge tanto le funzioni dell'accusa quanto quelle del giudice. Cioè nel senso muove l'accusa al docente e allo stempo stabilisce la validità di questa accusa e stabilisce anche la pena da comminare".

Il tema delle sanzioni disciplinari è notoriamente legato alla qualità dell'ambiente di lavoro e infatti il numero di sanzioni viene valutato, per esempio, per valutare il carico di stress da lavoro dipendente nei vari istituti. "Un numero alto di sanzioni naturalmente crea un clima all'interno del luogo di lavoro che è molto pesante - spiega infatti Frey - soprattutto poi quando c'è una scarsa possibilità di controllo su che tipo di sanzioni vengano stabilite, quali sono le motivazioni per cui vengono stabilite queste sanzioni e sul percorso che viene fatto".

A preoccupare sono anche le ragioni che portano a queto aumento, che secondo Frey risiedono nella volontà dell'istituzione scolastica di dare una risposta "nel momento in cui le famiglie hanno delle perplessità sull'operato del docente". Preoccupante soprattutto se si pensa a quali sono state le "perplessità" che negli ultimi anni si sono annoverate più spesso agli onori delle cronache, come quelle contro l'inesistente ideologia gender.

ASCOLTA LE PAROLE DI JACOPO FREY:

Se le scuole non sembrano essere un bel posto per lavorare in termini generali, come spesso capita per le donne è molto peggio, e proprio per questo i Cobas hanno deciso di proclamare lo sciopero dell'8 marzo chiamato da Non Una Di Meno. "Nell'indire questo sciopero ci siamo posti delle domande - spiega Valentina Millozzi di Cobas Scuola - e la domanda principale è come vivono le donne, le lavoratrici, nel mondo della scuola oggi. In verità non così bene come tanti pensano. Basti vedere i numeri. Noi lavoratrici nella scuola siamo più dell'80% del numero totale dei lavoratori, ma meno della metà di noi ricoprono un ruolo di potere all'interno della scuola. E poi l'altra questione che a livello sindacale vogliamo porre con questo sciopero è il fatto che sicuramente le donne dentro la scuola subiscono più che i colleghi maschi ad esempio l'autoritarismo dei dirigenti scolastici che sappiamo bene essere accresciuto tantissimo dalle ultime riforme. In generale subiscono sessismo e discriminazioni di genere ma anche di orientamento sessuale nei corridoi, nelle aulee, ai colloqui coi genitori, negli uffici. Ed è tutto un modno sommerso che noi come sindacato sappiamo esistere perché delle segnalazioni ci arrivano, e che ci auguriamo possa venire fuori. Prendiamo questo 8 marzo come un primo step per parlarne, per tirare fuori problemi che comunque soggiacciono alla situazione lavorativa delle donne nella scuola".

Perchè proprio il fatto di fare emergere queste problematiche, che in molti casi risultano invisibilizzate, è centrale agli occhi della sindacalista, che spiega questa invisibilizzazione sottolineando come il lavoro scolastico si sia "femminilizzato nel tempo, come lavoro da accostare al lavoro di mamma e di moglie dentro casa, quindi un lavoro che occupa nella retorica popolare poco tempo, che lascia tempo alla famiglia. Cioè tutta questa retorica intorno al mondo lavorativo della scuola e al ruolo delle donne nel mondo della scuola ha portato sicuramente a un atteggiamento generale di discriminazioni sia verso il tipo di lavoro sia verso chi questo lavoro lo esercita. Per questo i dirigenti soprattutto con l'elemento femminile, con le donne, hanno un atteggiamento di un certo tipo. In generale tutto l'ambiente un po' è condizionato da questa mentalità che c'è proprio all'origine. Insomma è una forma di patriarcato che dalla famiglia si è trasferito anche, proprio strutturalmente, anche sul mondo della scuola".

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