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Thyssen: pene ridotte e rabbia dei familiari

Non fu omicidio volontario. Riduzione della pena da 16 a 10 anni. Urla e rabbia dei familiari in aula.


di redazione
Categorie: Lavoro, Politica
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La Corte d'Appello ha modificato il giudizio di primo grado, riducendo le pene: da 16 a 10 anni per l'amministratore delegato  Espenhahn, ora accusato di omicidio colposo. Scoppia la rabbia dei familiari in aula.

Non fu omicidio volontario il rogo alla Thyssen, ma colposo con colpa cosciente. E’ stata modificata così la storica condanna per dolo eventuale all’amministratore delegato Harald Espenhahn, al quale in primo grado furono inflitti 16 anni e mezzo di carcere, ridotti adesso a 10 anni. La corte d’appello, presieduta dal giudice Gian Giacomo Sandrelli, ha modifcato anche le altre pene: da 5 a 7 anni agli altri dirigenti del consiglio d’amministrazione Gerald Priegnitz e Marco Pucci.

Urla e disperazione al verdetto, alla fine i familiari delle vittime hanno occupato l'aula fino alle 15,30. Dopo sono stati ricevuti dal prefetto. In aula anche i parenti delle vittime dell'Eternit, l'altra grande tragedia dell'amianto che ha causato migliaia di vittime, di cui oggi si svolge un'udienza del processo.

Uno sconto di pena, chiesto dall’accusa, è stato concesso al responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri, che sarà di 8 anni. Per Daniele Moroni la pena era già stata più bassa in primo grado a 9 anni.

Una sentenza storica: l’incendio scoppiò la notte del 6 dicembre 2007 lungo la linea 5 in cui morirono sette operai, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

L’accusa, portata avanti dal procuratore Raffaele Guariniello e dai sostituti Laura Longo e Francesca Traverso, aveva sostenuto che lo stabilimento di corso Regina era stato abbandonato dalla dirigenza in vista della chiusura e del trasferimento degli impianti a Terni.

Harald Espenhahn, amministratore delegato, si sarebbe dunque rappresentato il rischio, e lo avrebbe accettato, che potesse capitare un infortunio anche grave e mortale, preferendo non investire nella sicurezza per ragioni di risparmio economico. Erano stati messi gli impianti di rilevazione e spegnimento antincendio che la stessa assicurazione aveva indicato come interventi necessari dopo che un analogo incendio si era verificato in Germania nello stabilimento di Krefeld.

Il 15 aprile del 2011 la corte d’Assise presieduta da Maria Iannibelli, aveva condannato Espenhahn a 16 anni e sei mesi; Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafuerri a 13 anni e 6 mesi e Daniele Moroni a 10 anni e 10 mesi.

La difesa della Thyssen aveva puntato a sostenere che la responsabilità dell’incendio fu in parte degli operai, che esisteva un sistema di deleghe da parte di Espenhahn verso i suoi collaboratori, che non vi era alcun obbligo di installazione di impianti di rilevazione fumo in quel tratto della linea, e che in ogni caso Espenhahn non avrebbe potuto immaginare la situazione di degrado e sporcizia dello stabilimento, visto che in occasione delle sue visite questo veniva tirato a lucido.

La rabbia per la sentenza la esprimono anche Cgil e Fiom di Torino in un comunicato: "Con la sentenza d'appello a sei anni dalla strage, siamo di fronte ad un grave passo indietro rispetto alla sentenza di primo grado: senza più il dolo eventuale l'omicidio volontario diventa colposo, e le pene vengono ridimensionate".

In serata alcuni familiari hanno preso parte all'incontro in prefettura: "Vogliamo parlare con il presidente della Repubblica che ci aveva promesso che avrebbe vigilato sul processo" hanno detto al tremine dell'incontro con il capo di gabinetto del Prefetto. L'obiettivo dei parenti delle vittime è adesso quello di dare visibilità nazionale alla questione, sperando nell'intervento di Giorgio Napolitano.


Ascolta l'intervista a Laura, sorella di una delle vittime Giuseppe De Masi

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