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The Milky Way, il confine è un'imposizione a cui si continua a resistere

Il crowdfunding per il documentario di Luigi D'Alife e Smk Videofactory.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Foto di The Milky Way - Smk Videofactory

Il confine occidentale tra Italia e Francia è sempre stato, nonostante le Alpi, un luogo di passaggio e di scambi. Gli Stati hanno sempre cercato di imporre una separazione, ma le persone hanno sempre cercato di infrangerla. Un crowdfunding per coprodurre "The Milky Way", il documentario di Luigi D'Alife e Smk Videofactory.

Il confine. Una linea immaginaria, a volte disegnata aprofittando di barriere naturali, come le montagne o il mare. L'essenza dogmatica dello Stato-nazione.
Non è nuovo il giornalista e documentarista Luigi D'Alife ad occuparsi di confini. Lo ha fatto con "Binxet - sotto il confine" (appunto) in cui racconta ciò che accade tra Siria e Turchia. Lo torna a fare oggi con "The Milky Way", in cui racconta quello che accade e accadeva tra Italia e Francia.

Il confine occidentale italiano è stato spesso, negli ultimi anni, al centro delle cronache per la questione migratoria e addirittura è stato oggetto di una crisi diplomatica tra il nostro governo e l'Eliseo , a causa di sconfinamenti e abusi da parte della gendarmerie francese, che ha scaricato sul suolo italiano alcuni migranti che lo avevano attraversato.
Nonostante il Trattato di Schengen abbia rimosso gli ostacoli e favorito il libero scambio, di fronte ai flussi migratori dall'Africa e dal Medio Oriente gli Stati hanno introdotto una sorta di frontiera su base etnica, quasi cromatica. Se non sei europeo o occidentale, l'unica possibilità che hai di varcare il confine è avventurarti lungo vie innevate lungo la montagna.

Le stesse vie innevate che rappresentano un'occasione di turismo e di svago, con i tanti impianti sciistici presenti in zona. È da questa osservazione che è arrivato lo spunto per il nome del documentario: "The Milky Way", la via lattea del comprensorio sciistico, dove migliaia di turisti ogni anno attraversano in continuazione il confine scendendo e risalendo gli impianti. Opportunità che è invece negata, o almeno ostacolata, a persone "che non sono del colore giusto", osserva il regista ai nostri microfoni. Di qui l'osservazione di come, oltre che razzista, il confine sia anche classista.

Sono quattro i migranti morti dall'inizio del 2019 nel tentativo di valicare le Alpi per arrivare in Francia. E tanti altri sono morti negli anni scorsi, sempre per effetto della chiusura della frontiera.
Anche in passato si moriva, anche più di oggi, durante l'attraversamento. Ma all'epoca i migranti erano italiani.
"Nel lungo lavoro di documentazione che abbiamo svolto - osserva il regista - abbiamo trovato un rapporto del 1946 in cui si racconta che erano due o tre italiani al mese a perdere la vita sull'alto versante francese".

Così come avvenuto in "Binxet", il nuovo lavoro di D'Alife osserva e riflette anche sulle culture separate da questa linea immaginaria. E arriva alla conclusione che si tratti della stessa cultura montanara, che parla lo stesso dialetto. Le relazioni commerciali, l’emigrazione, la transumanza, i legami famigliari, non sono stati mai interrotti: attraverso i colli i montanari vennero mantenuti vivi usi consuetudinari e millenari di chi non riconosceva quei confini, pratiche che travalicano tutt’ora i due lati delle frontiere.
Forme di resistenza che si manifestano anche oggi sotto diverse forme.

The Milky Way ha l'ambizione di utilizzare linguaggi narrativi differenti. Accanto alle riprese e al linguaggio giornalistico dei documentari, infatti, verranno sperimentati il fumetto e l'animazione.
Un lavoro molto impegnativo per una produzione indipendente. È anche questa la ragione che ha spinto D'Alife e Smk Videofactory, come scelta precisa e ormai consuetudine della casa di produzione, a scegliere la strada della co-produzione per ultimare l'opera. Su Produzioni dal Basso è stato infatti lanciato un crowdfunding  che servirà a dare risorse sufficienti al completamento.

ASCOLTA L'INTERVISTA A LUIGI D'ALIFE:

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