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Terremoto Emilia: lo stato delle cose. Oggi la Camera decide sui contributi

Riportiamo l'inchiesta di Antonella Cignarale sulla situazione della ricostruzione in Emilia dopo il terremoto


di redazione
Categorie: Ambiente, Movimento, Casa
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Al momento il contributo statale per la ricostruzione delle zone terremotate è dell'80%, ma per ottenerlo i terremotati devono garantire il 20% mancante. Al Senato è passata la proposta di coprire il 100% delle spese. Ora il verdetto della Camera dei Deputati. - Antonella Cignarale

Nelle zone dell'Emilia Romagna colpite dal sisma del 20 e 29 maggio il processo di ricostruzione è ancora pieno di ostacoli. Molti sono i terremotati ancora fuori casa e i lavori di ristrutturazione non sono ancora partiti per molti cittadini.

Ad oggi infatti, come riportato nelle ordinanze firmate dal Commissario Delegato Vasco Errani, è previsto un contributo dell'80% da destinare alla ristrutturazione e ricostruzione degli immobili danneggiati. Il 20% rimane a carico del terremotato, ma per accedere al contributo è necessario presentare la richiesta accompagnata dal progetto di ristrutturazione dell'immobile e garantire la quota a proprio carico. Opzione che, date le difficoltà economiche, per molti non è possibile abbracciare.

Per questo motivo da maggio a oggi nelle zone colpite è ancora tutto quasi fermo. Dopo 8 mesi il paesaggio del cosiddetto Cratere mostra tutti i segni della distruzione: attraversando il territorio scorrono immagini di casolari crepati, roulotte, camper e tende. I centri storici, come quello di Mirandola, sono deserti, solo gru, palazzi avvolti da impalcature, finestre sbarrate, vetrine vuote. A Rovereto, lungo la strada principale che arriva alle porte del centro storico, vediamo una lunga fila di prefabbricati, casette di legno e tendoni dove si sono trasferiti i commercianti.

La scorsa settimana però al Senato è passato un testo che prevede che il contributo può essere determinato in modo tale da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, il ripristino o la costruzione degli immobili. Oggi la parola spetta alla Camera dei Deputati.

Nel frattempo sono incerte le prospettive per chi ha ancora l'azienda danneggiata e deve affrontare costi di ristrutturazioni di milioni di euro, perché se la Camera non dovesse dare l'ok, il 20% a carico dei proprietari rimane proporzionalmente elevato. E per chi vive nei casolari tipici del campagna emiliana il costo di ristrutturazione arriva anche ad essere il doppio rispetto al valore dell'immobile pagato al momento dell'acquisto. Alessandro Bergonzini, commercialista, infatti ci spiega che: «Se la superficie dell'immobile supera i 120 mq il contributo statale si riduce anche del 30%. In questo modo chi vive nei casolari di campagna viene fortemente penalizzato».

C'è chi prova a chiedere un mutuo pur di garantire la quota al momento non coperta dallo Stato, ma ha ancora un mutuo alle spalle, quello della casa ora inagibile. Altri prospettano di diminuire la volumetria della casa, ovvero demolirne una parte, buttando al vento i soldi investiti precedentemente per ristrutturarlo, così come le tasse già pagate. «Ci troviamo di fronte ad una legge che praticamente vuole espropriare le persone che questo 20% non ce l'hanno», denunciano i membri del Comitato Cittadino Sisma.12 .

I tempi per presentare le pratiche ed ottenere il contributo sono stretti. Se non sarà garantito il 100%, per molti si presenta la prospettiva di abbandonare la casa così com'è, inagibile, distrutta.

Antonella Cignarale


Fonte: Corriere.it


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Ascolta l'intervista ad Aureliano di Sisma.12
Tags: Terremoto

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