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"Terraingiusta", braccianti stranieri senza alcun diritto

Il rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori stranieri in agricoltura.


di Andrea Perolino
Categorie: Lavoro, Migranti
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È un quadro drammatico quello che emerge dal rapporto "Terraingiusta", curato da Medici per i diritti umani (Medu), sulla condizione di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura. Lavoro nero, sottosalario, caporalato, mancanza di sicurezza e situazioni abitative e igienico-sanitarie disastrose.

"Terraingiusta. Rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura" è il frutto del lavoro di 11 mesi realizzato da Medici per i Diritti Umani (Medu), attraverso testimonianze e dati raccolti sul campo in cinque territori dell’Italia centrale e meridionale. Il rapporto scatta una fotografia inquietante di quelle che sono le condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura: lavoro nero o segnato da gravi irregolarità contributive, sottosalario, caporalato, orari eccessivi di lavoro, mancata tutela della sicurezza e della salute, difficoltà nell'accesso alle cure, situazioni abitative ed igienico-sanitarie disastrose.

In tutti i territori oggetto dello studio - dalla Piana di Gioia Tauro in Calabria, alla Piana del Sele in Campania, dal Vulture Alto Bradano in Basilicata all’Agro Pontino nel Lazio - emerge che la gran parte dei lavoratori stranieri assistiti dal team di Medu era in possesso di un regolare permesso di soggiorno, "ma le condizioni di sfruttamento purtroppo non cambiano - spiega Alberto Barbieri, coordinatore di Medu -  è un quadro drammaticamente desolante". Il fenomeno del lavoro nero, secondo il rapporto, è predominante nella Piana di Gioia Tauro dove l’83% dei migranti incontrati lavorava senza contratto. Ciò nonostante, anche laddove i lavoratori con contratto sono risultati essere la maggioranza (circa i due terzi nella Piana del Sele e nel Vulture Alto Bradano e quasi il 90% nell’Agro Pontino) è diffuso il "lavoro grigio", caratterizzato da sottosalario e irregolarità contributive. La presenza di un contratto, dunque, per il migrante non è sinonimo di garanzia di un equo rapporto di lavoro. "Spesso le giornate dichiarate sono molto inferiori rispetto al lavoro effettivamente svolto - sottolinea Barbieri - abbiamo documentato anche pratiche illegali come la compravendita di contratti di lavoro, pagati dal migrante da 500 a 1500 euro per poi avere anche il permesso di soggiorno".

In tutti i territori analizzati è poi diffusa la pratica del caporalato, in modo particolare in quei contesti con maggior presenza di lavoratori stagionali come la Piana di Gioia Tauro e il Vulture Alto Bradano, dove rispettivamente i due terzi e la metà dei migranti intervistati hanno ammesso di aver dovuto ricorrere a tale tipo di intermediazione illecita per trovare lavoro. "D’altro canto - prosegue il rapporto di Medu - in un territorio come l’Agro Pontino, dove la quasi totalità dei lavoratori è stanziale, il fenomeno del caporalato si presenta con caratteristiche peculiari abbracciando l’intero ciclo del lavoro, a partire dal reclutamento nel paese d’origine, e assumendo talvolta le caratteristiche di una vera e propria tratta di esseri umani".

Assai gravi sono inoltre le condizioni abitative e igienico-sanitarie: "La situazione è particolarmente grave in Calabria e Basilicata, dove i lavoratori che abbiamo incontrato sono in gran parte stagionali - spiega Barbieri - Abbiamo trovato situazioni disastrose, da crisi umanitaria, baraccopoli, braccianti costretti a vivere in casolari abbandonati e fatiscenti, privi di qualsiasi servizio. È uno scenario che si ripete ogni anno, senza che vengano approntate misure adeguate per l'accoglienza".

A fronte di un fenomeno di sfruttamento di così ampie proporzioni, il rapporto Medu evidenzia l'assoluta insufficienza delle risposte delle istituzioni locali e nazionali. "Anche se il nostro lavoro riguarda il sud Italia - sottolinea Barbieri - pensiamo che il problema riguarda tutta la comunità nazionale, che esige risposte forti e immediate da parte delle istituzioni". Carenti, quantomeno dal punto di vista attuativo, i programmi messi in campo la scorsa stagione dai governi regionali di Puglia e Basilicata, con il preciso obiettivo di migliorare le condizioni lavorative e abitative dei migranti impiegati in agricoltura. "Se le intenzioni e le strategie di fondo possono anche essere condivisibili poi l'attuazione pratica è stata molto carente - rimarca il coordinatore - Chiediamo fin da subito che per la stagione alle porte vengano approntate misure abitative e di accoglienza per i lavoratori stagionali dignitose e dotate di standard minimi. Il problema deve essere affrontato con una strategia integrata di medio-lungo periodo".


Ascolta l'intervista ad Alberto Barbieri

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