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Teoria del Gender, un libro per ricucire la frattura

Questo pomeriggio Gender Bender presenta "Papà, mamma e gender" di Michela Marzano.


di Alessandro Canella
Categorie: Glbtq
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Michela Marzano

Alla Libreria Ambasciatori, alle 18 di oggi, verrà presentato "Papà, mamma e gender", il nuovo libro di Michela Marzano che smonta i luoghi comuni dei movimenti pro-life e tenta di riaprire un dialogo, basato sul reciproco riconoscimento, dopo la frattura causata dalle campagne di associazioni religiose fanatiche.

Michela Marzano, filosofa, studiosa e parlamentare del Pd sarà a Bologna oggi pomeriggio per presentare il suo nuovo libro, intitolato "Papà, mamma e gender" (Utet ed.) e dedicato ad uno dei tempi più caldi del momento: la famigerata Teoria del Gender. Alle 18.00, alla Libreria Coop Ambasciatori, l'autrice parteciperà ad uno degli appuntamenti del festival Gender Bender.
Noi l'abbiamo raggiunta telefonicamente e intervistata.

Il suo ultimo lavoro parte dalla constatazione che in Italia si è creata una frattura. Di che tipo?
"Quello di cui mi sono resa conto nell'ultimo periodo è che c'era proprio un'assenza di comunicazione, cioè un muro contro muro. Da un lato una propaganda sempre più forte e sempre più violenta contro il gender, come se il gender fosse un'entità venuta dallo spazio e come se in realtà il gender non rinviasse agli studi di genere che ci sono ormai da 30-40 anni; dall'altro lato una posizione quasi di resistenza o di rifiuto di capire come mai ci sia tanta ostilità. Quindi l'idea era proprio quella di partire dagli argomenti di manifestazioni, associazioni come ProVita, che hanno creato dei video e hanno messo in giro dei documenti terrorizzando anche i genitori e ricominciare proprio dall'abc delle teorie del genere per cercare di spiegare che in realtà forse una tale contrapposizione non ha motivo di esistere e che, se noi non ricreiamo il dialogo, rischiamo soltanto di tornare indietro e di non portare avanti la lotta per l'uguaglianza e contro le discriminazioni".

Nel libro Lei sfata alcuni stereotipi e alcuni luoghi comuni. Può farci qualche esempio?
"Comincio da un video che è quello dell'associazione ProVita, in cui si vede una mamma che torna a casa con un bambino che ha l'aria terrorizzata. La mamma spiega al padre che il bambino è sconvolto perchè a scuola gli avrebbero insegnato a masturbarsi, a cambiare sesso e così via. Ora, ovviamente, tutto ciò è inesistente, nel senso che non esistono insegnamenti del genere e, se dovessero esistere, io stessa sarei terrorizzata. Tutto ciò fa parte della propaganda. Perchè dico questo? Intanto insegnare ai bambini l'esistenza di persone diverse, cioè diverse rispetto al tradizionale bambino/bambina, ovvero il fatto che esistano persone trans o che non tutti sono necessariamente eterosessuali perchè esiste anche l'omosessualità e la bisessualità, non significa insegnare e decidere di cambiare sesso. L'unico scopo è quello di cercare di imparare a convivere. Noi siamo in una società in cui, nonostante tutto, esistono molto forti gli stereotipi. Le bambine giocano con le bambole, i bambini amano l'azzurro. E quei bambini che amano il rosa? E quelle bambine che sognano di diventare astronauti o camionisti? Perchè poi nello stesso video si considera scandalizzante il fatto che una bambina possa diventare un giorno una camionista. E quindi si mischia tutto: si mischia l'identità di genere, cioè il fatto di sentirsi uomo o donna, gli stereotipi di genere e i ruoli, e si torna indietro secondo la logica in base alla quale una donna necessariamente col tempo deve diventare mamma e deve occuparsi della casa e della famiglia. Oltre al fatto che poi ci sono delle cose plateali, perchè si cerca di diffondere addirittura l'idea che la pedofilia sia un genere. Io quando ho sentito per la prima volta quest'argomento sono caduta dalle nuvole e mi sono detta "ma qui stiamo impazzendo tutti". La pedofilia è reato, è una pratica sessuale deviante e con il genere non c'entra assolutamente nulla. Smettiamola di mischiar tutto e smettiamo di considerare l'omosessualità una devianza perchè non lo è. L'omosessuale è una persona che è attirata da una persona dello stesso sesso invece di essere attirata da una dell'altro sesso, ma in questo non c'è nulla di sbagliato, da riparare, da guarire. Noi dobbiamo semplicemente progredire portando avanti una società in cui ci si accetta tutti reciprocamente".

Il rischio maggiore di questa contrapposizione è quello dell'esclusione. Come si può ricucire questa frattura?
"Effettivamente il rischio maggiore è quello dell'esclusione. Siamo già in una società che esclude. In una società, anche per citare Papa Francesco, dello scarto, in cui si scartano determinate persone perchè poco utili, perchè diverse, perchè non corrispondono a certi stereotipi e così via. L'unico modo per cercare di riparare le relazioni umane e ricostruire la grammatica delle relazioni affettive che siano tra uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo, è quello proprio di insegnare la reciproca accettazione, il reciproco riconoscimento. Riconoscimento è un concetto molto bello che è stato sviluppato da Axel Honnet, un filosofo che spiega come alla base dell'amore ci sia il riconoscimento, ossia l'accettazione di ognuno per quello che è e non per quello che dovrebbe essere. Se noi insegnamo questo fin da subito, anche ad alcuni genitori e insegnanti, riusciamo anche a costruire una società inclusiva in cui si riescono a fare cose insieme e non l'uno contro l'altro."

Lei non ha mai nascosto di essere credente. Ha avuto modo di confrontarsi con altre persone cattoliche e credenti che erano spaventate? Come hanno reagito?
"Dipende. Il mondo cattolico è molto complesso, composito e c'è di tutto dentro. Allora, a me è capitato nell'ultimo periodo di confrontarmi sia con persone che non avevano nessuna voglia di confrontarsi: persone che portano avanti una forma di fanatismo per cui continuano a ripetere che la famiglia, è una sola, quella tradizionale e che non ascoltano. Se non ascoltano, non c'è nemmeno possibilità di dialogo e confronto. E poi c'è invece chi, secondo me, prende alla lettera l'inclusività del messaggio del Vangelo, quindi non parte dal presupposto che esista una sola famiglia e che esista un solo modo di comportarsi. Parte dalla diversità, dalle fratture, parte da quella che poi è la condizione umana. Siamo tutti più o meno storti, più o meno fratturati, più o meno feriti e dobbiamo semplicemente andare avanti riconoscendoci e accettandoci reciprocamente. Se dico questo è perchè persone dialoganti ci sono, con loro il tema lo si può affrontare ricominciando proprio da capo e cercando di svelare quello che c'è dietro alcuni discorsi abbastanza fanatici. Ci sono persone estremiste, non so faccio un nome per tutti: Adinolfi. Con Adinolfi non si può parlare perchè non ascolta, perchè non c'è alcuno spazio in lui per permettere all'alterità di manifestarsi. Io penso che se noi non riscopriamo questo spazio in noi e non diamo la possibilità all'altro in quanto altro di esprimersi, indipendentemente dalla sua alterità, noi non riusciremo nemmeno a portare avanti un dialogo e neanche a trovare il filo del bandolo della matassa che, secondo me, in questi ultimi mesi e ultimi anni si è un po' perso".


Ascolta l'intervista a Michela Marzano

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