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Tap, il governo tira dritto: Salento militarizzato

Tensione per il riavvio dei lavori di espianto di ulivi per far spazio ad un gasdotto.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente
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La protesta dei sindaci contro Tap

Il Salento come la Val di Susa. Il governo non ascolta le obiezioni di Regione e Comuni del Salento e ordina il riavvio degli espianti di ulivi per far posto al Tap, il progetto di un gasdotto con l'Azerbaijan. Il sindaco di Melendugno: "Hanno militarizzato il mio territorio per tutelare un'opera privata".

In Salento torna a salire la tensione dopo che il governo ha disposto il riavvio dei lavori per il progetto della multinazionale Tap, che vuole costruire un gasdotto collegato con l'Azerbaijan. La settimana scorsa i lavori erano stati sospesi grazie alle proteste dei cittadini e all'intervento della Prefettura, che voleva capire qualcosa di più sulle autorizzazioni per i lavori preliminari. Questi prevedono l'espianto di oltre 200 ulivi, di cui una trentina sono già stati eradicati la settimana scorsa.

"Il mio territorio è militarizzato - racconta Marco Potì, sindaco di Melendugno (Lecce), contrario all'opera - Ci sono centinaia di agenti in tenuta antisommossa, camionette, elicotteri e strade bloccate".
Il primo cittadino racconta che circa cinquecento cittadini, presenti fin dalla notte nei pressi del cantiere, sono riusciti a portarsi vicino al luogo dei lavori, mentre a tutti gli altri - giornalisti compresi - è impedito l'accesso.

I lavori, dunque, sono ripresi per ordine del governo e del Ministero, che hanno ignorato le istanze e i dubbi sulle autorizzazioni di Regione e Comuni.
"Il governo non ci dà ascolto da cinque anni - lamenta Potì - In tutte le sedi continua a difendere le ragioni della multinazionale per la realizzazione di un'opera che non è pubblica. Il Tap è un'opera privata che per il Ministero è di probabile interesse pubblico, mentre di fatto è di interesse privato".

I terreni su cui si stanno svolgendo i lavori preliminari appartengono a privati, ma Tap li ha espropriati o locati. Sindaci e cittadini, affiancati dalla Regione, hanno più volte e in più occasioni lanciato i rischi dell'opera, sia per la conformazione del terreno, che ritengono non idonea alla realizzazione del maxitunnel dove dovrebbe passare il gasdotto, sia per l'habitat marino, sia per le conseguenze al turismo, prima fonte di entrata nel territorio.

L'opera continua ad essere al centro di un contenzioso tra istituzioni, in particolare per un conflitto di attribuzione tra Stato e Regione Puglia.
"A questo punto - osserva il primo cittadino di Melendugno - l'unica che può fare qualcosa è la Regione, che può impugnare le note del Ministero e revocare in autotutela le autorizzazioni concesse alla multinazionale".
Questa mossa non sarebbe tardiva: le operazioni di espianto degli ulivi procedono a rilento.
In ogni caso, la vicenda, sia per la militarizzazione del territorio che per l'imposizione dello Stato sulle comunità locali, rimanda alla mente quanto avvenuto in Val di Susa con il Tav.


Ascolta l'intervista a Marco Potì

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