Radio Città Fujiko

Debutta Super, grasso supereroe di fronte alla galassia neofascista

Matteo Prosperi al Cantiere Moline propone  uno spettacolo di cui è anche autore che prova a raccontare la corruzione attraverso la storia di un ex supereroe che ha perso i superpoteri.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Matteo Prosperi, Super

Il Cantiere Moline è uno spazio cittadino legato a ERT nel quale gli artisti possono lavorare ad un'idea per uno spettacolo, sperimentare davanti a un pubblico ristretto il proprio progetto. In questo contesto Matteo Prosperi ha fatto debuttare Super, un grasso supereroe .

Super è un supereroe sovrappeso, di trentasette anni che ha perso i poteri e non riesce a intervenire di fronte alle emergenze della capitale, sconvolta da gruppi neofascisti violenti alla caccia di extracomunitari che vogliono eliminare. 

Super è entrato completamente nella routine della vita borghese, con un lavoro da giornalista, una ex moglie, settimana organizzata, eppure ascoltando il telegiornale si sente coinvolto, non riesce a dimenticare i tempi in cui era lui a fare la differenza in città. 

L'idea di partenza di Prosperi è buona, il personaggio interessante. A tradire l'attore è stata l'agitazione che non gli ha permesso di giocare col suo personaggio e di goderselo; il drammaturgo Prosperi ha voluto inserire nel testo teatrale troppe cose, oltre alla situazione politica e sociale  dell'Italia contemporanea, aggiungendo il tormentone quotidiano della dipendenza da cellulare e l'ansia da prestazione, finendo per perdere in coerenza e coesione del copione.

È possibile che, con fasi di lavoro successive, l'artista possa riuscire a sfrondare il testo del superfluo, concentrando le energie sul racconto della corruzione, sulla crisi dei riferimenti ideali dell'oggi e sulla connessione, appena accennata, tra manifestazioni razziste e l'iconoclastia dei rivoltosi rivolta contro i teatri, attentando ai templi della cultura cittadina.

Prosperi con coraggio ha presentato al pubblico bolognese il risultato di una prima fase sperimentale del suo progetto, mi auguro che sappia raccogliere tutte le osservazioni degli spettatori per proseguire con la seconda fase di cantiere, in modo da portare a maturità la buona idea di partenza, concentrandosi sulla coerenza drammaturgica e sul forte movente politico che traspare dal soggetto, senza tuttavia perdere l'ironia, facendosi guidare dall'ottimo momento di teatro in cui Super, demolendo una casa e mobili giocattolo, si chiede "chi è stato, chi è lo stato?"

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