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Sulla cresta dell'onda, la storia delle radio libere

Un numero monografico di Zapruder racconta la radiofonia indipendente.


di redazione
Categorie: Società
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Zapruder, il quadrimestrale di StorieInMovimento, ha dedicato un numero alla storia delle radio libere in Italia e in Europa. Presentato il 16 ottobre all'Xm24 di Bologna, è stata l'occasione per raccontare e approfondire un fenomeno ricco di stimoli e per collocarlo in una dimensione europea.

Il numero 34 di "Zapruder - storie in movimento, rivista di storia della conflittualità sociale" è intitolato "Sulla cresta dell'onda. Parole e suoni alla conquista dell'etere. La storia delle radio libere". Con un approccio storiografico, gli autori hanno cercato di dare risalto ad un campo di ricerca ancora poco battuto, ma denso di connessioni con le dinamiche economiche, politiche e sociali che hanno caratterizzato l'esplosione del fenomeno alla metà degli anni '70.

Sono molti gli stimoli offerti dagli articoli che compongono il numero: si va dall'esperienza della romana Radio Donna alle controverse radio pirata che proliferarono nelle acque internazionali del nord Europa, passando per la storia delle radios libres spagnole e francesi e per il fermento delle esperienze italiane, finalmente libere dal monopolio Rai.

Come sostengono i curatori della rivista Ilaria La Fata, Giovanni Pietrangeli e Luciano Villani, "la novità introdotta dalle radio libere italiane negli anni settanta consiste nell'aver messo in crisi il binomio produzione/gestione dell'informazione mediante la 'riappropriazione' del mezzo". E, infatti, molto spazio è dedicato al desiderio di riappropriarsi della parola che ha accompagnato le dinamiche radiofoniche, in Italia come in Europa.

Durante la presentazione della rivista, si è discusso molto anche sul concetto di "radio libera", visto che anche tra le stesse emittenti che si definivano libere non mancavano dissensi. Ad ogni modo ancora oggi si può ritrovare lo stesso bisogno di fondo sul modo di produrre cultura e informazione. Si legge ancora nell'editoriale: "l'attività principale delle radio politiche di 'movimento' era demistificare l'informazione «borghese» e fare la «controinformazione», intesa non come più obiettiva o imparziale della della voce del potere, bensì costruita in modo alternativo e orizzontale, volta a stabilire in autonomia di cosa parlare, come farlo, con quali esempi e quali protagonisti".

E certamente non mancano gli accenni a Bologna, contenitore ricettivo del fermento creativo e rivoluzionario del periodo 1975-1985, con un bell'articolo sulla storia di Radio Alice e una rivalutazione del cosiddetto "riflusso" del dopo '77, ritenuto da Deborah Sannia non tanto una cesura quanto una cerniera di transito: "le esperienze radiofoniche bolognesi, da intendere non come 'avanzo' del Settantasette ma come pratiche all'interno di un periodo di transizione, possono rilevarci nuove forme comunicative, così come le lotte, le culture e le produzioni degli anni ottanta che costituiscono un tipo di attivismo differente".

In questo senso Radio Città Fujiko rappresenta una realtà in divenire, con una storia alle spalle che si va a inserire nelle dinamiche sociopolitiche illustrate nel numero di Zapruder, e che continua a rivendicare uno spazio e uno stile di rappresentare la comunicazione indipendente a Bologna, oltre che un modo di fare radio che inneschi anche meccanismi di partecipazione nel cittadino-ascoltatore.

Luigi Grifone


Ascolta l'intervista a Giovanni Pietrangeli

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