La Corte d’Assise di Palermo ha accolto la richiesta della Procura: Giorgio Napolitano dovrà testimoniare nel processo sulla trattativa Stato-mafia. La lettera del consulente D’Ambrosio è l’unico argomento sul quale i pm potranno fare domande al Capo dello Stato. Pipitone: “Vicenda minoritaria, ma comunque importante”.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà sentito come testimone nel processo per la trattativa Stato-mafia. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Palermo, accogliendo la richiesta della Procura.
La Corte ha però fissato anche dei paletti: Napolitano potrà essere sentito solo in merito alla lettera scritta subito dopo l’esplosione del caso intercettazioni tra Napolitano e Mancino dal suo consulente giuridico Loris D’Ambrosio. Nella lettera, D’Ambrosio lamentava il “timore di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”, avvenuti nel periodo fra il 1989 e il 1993, cioè gli anni sotto esame per la trattativa.

“È utile ricordare perché Napolitano dovrà testimoniare solo su quello – spiega ai nostri microfoni Giuseppe Pipitone, giornalista giudiziario del Fatto Quotidiano – Nel dicembre scorso, infatti, la Corte Costituzionale ha ordinato di distruggere le intercettazioni telefoniche tra Nicola Mancino e Napolitano stesso, quello che viene considerato una sorta di scudo per il presidente della Repubblica”.
In ogni caso, secondo il giornalista, la deposizione di Napolitano sarà utile per fare chiarezza sulla vicenda e sul perché D’Ambrosio si sentisse un utile scriba di accordi indicibili. “A meno che Napolitano non decida di dire che non sa a cosa D’Ambrosio facesse riferimento, cosa che sarebbe disdicevole – afferma Pipitone – sarà interessante capire quali sono questi indicibili accordi”.

Sarà chiamato a testimoniare anche Piero Grasso, attuale presidente del Senato ed ex procuratore nazionale antimafia. Il nome di Grasso compare in diverse carte della vicenda ma, spiega Pipitone, non ci sono elementi che inducano a pensare che il presidente del Senato abbia avuto un ruolo di qualche tipo. Anzi: “Grasso, chiamato e tirato in ballo più volte da Mancino, ha sempre rifiutato di prendere iniziative sulle indagini della Procura di Palermo”.