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Stato Islamico, "Un mostro sfuggito di mano all'Arabia Saudita"

Questa la fredda analisi del giornalista Emanuele Giordana


di Francesco Ditaranto
Categorie: Esteri
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Da ieri gli attacchi della "coalizione" alle postazioni dello Stato Islamico hanno l'avallo dell'Onu. Nelle stesse ore un ostaggio francese veniva ammazzato in Algeria, da una cellula integralista islamica legata al Califfato, dopo essere stato costretto a pronunciare un duro discorso contro il presidente Hollande. Eppure l'Is non è nato dal nulla.

Sono due le immagini della giornata di ieri, che resteranno a lungo nella memoria. La prima è quella del presidente Obama che parla alle Nazioni Unite e ottiene l'approvazione del Consiglio di Sicurezza ai bombardamenti sulle postazioni dello Stato Islamico in Siria e Iraq.  Un'approvazione che, come succede da un pò di tempo, è un avallo ex-post. "E' una violazione patente del diritto internazionale. Ormai le Nazioni Unite sono considerate come il cameriere che porta il caffè alla fine del pasto "dice ai nostri microfoni Emanuele Giordana, giornalista e fondatore di Lettera 22. "D'altronde -continua Giordana, criticando il modus operandi americano- tutte le guerre alle quali ci siamo associati, sono guerre americane, e gli Usa hanno la tendenza a fare sempre lo stesso errore: credono di avere la verità in tasca"

C'è poi una seconda immagine. Un immagine cruda, di morte. E' quella dell'ostaggio francese, decapitato in Algeria da un gruppo islamico che si dice fedele al califfo Al Baghdadi, dopo essere stato costretto a pronunciare un discorso di condanna dell'azione del presidente François Hollande, reo di aver preso parte agli attacchi della coalizione internazionale contro lo Stato islamico.

Per capire, però, queste due immagini, bisogna tornare indietro e analizzare da dove venga lo Stato Islamico, che Giordana definisce "un altro mostro sfuggito di mano all'Arabia Saudita". Dietro l'IS ci sono le monarchie del Golfo, e Giordana lo spiega nei dettagli. "Attraverso fondazioni private, immensi capitali sono arrivati dall'Arabia Saudita, ma anche da Qatar e Kuwait, a quello che ora è diventato un Califfato. La sua funzione originaria doveva essere il contenimento dell'Iran, il grande assente per il momento, ed è dunque stato armato sotto gli occhi di tutti i servizi segreti." Adesso l'IS è sfuggito di mano, e bisogna correre ai ripari." Si giustificano così la partecipazione dei sauditi ai bombardamenti e l'esclusione forzata della potenza persiana da ruoli di primo piano.

Giordana è molto scettico sulla serietà della minaccia degli estremisti islamici di arrivare a Roma. "E' una minaccia che fa parte della loro raffinata propaganda. La ragione del conflitto attuale sta nella volontà di distruzione del campo sciita (l'Iran, insomma), ma poi si fermeranno lì."

Quello che però stupisce di più, ad un anno dalle minacce occidentali di attacco al dittatore Assad, è il ruolo assunto da quest'ultimo negli ultimi giorni. "Assad ha vinto la sua guerra: si ritrova tra gli alleati più importanti della coalizione contro l'Is. Anche se si negano accordi tra i governi, è evidente che un accordo tra i comandi militari occidentali e quello siriano deve esserci, altrimenti sarebbe impossibile anche solo il passaggio nei cieli siriani."

Ora resta un solo tassello da sistemare: il ruolo della Russia. "Quando sarà trovato un accordo con Mosca i giochi saranno fatti."conclude Emanuele Giordana.


Ascolta l'intervista a Emanuele Giordana
Tags: Guerra, Usa, Siria, Onu, Iraq

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