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Squadrismo 3.0

Un fenomeno sottovalutato e in costante crescita.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Politica
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Dopo quelle "originali" degli anni '20-'30 e quelle degli anni '70, le squadracce fasciste sono arrivate alla terza manifestazione. Picchiano e intimidiscono in totale impunità perché quasi nessuno applica la legge, mentre i giornali minimizzano, le forze dell'ordine simpatizzano e la politica sottovaluta per non apparire antidemocratica.

In Italia oggi stiamo assistendo allo squadrismo 3.0. È infatti la terza "evoluzione" (mai termine fu più inadeguato) del fenomeno che i nostri nonni conobbero nella prima metà del secolo scorso e che si ripresentò negli anni '70, quella che si manifesta con sempre più frequenza nelle strade dello Stivale. Branchi di neofascisti che, talora rivendicando apertamente la propria fede e talora restando nell'ambiguità, aggrediscono, picchiano o "solamente" provocano e intimidiscono.
Chi sta pensando che queste affermazioni siano esagerate è letteralmente ignorante: evidentemente non conosce le dimensioni del fenomeno.
Non si tratta, infatti, di episodi sporadici, ma di un organizzato modus operandi che si manifesta con crescente frequenza anche in contesti e luoghi dove la presenza fascista era marginale.

Le caratteristiche che accomunano il fenomeno attuale a quello storico sono impressionanti: la matrice politico-razziale alla base delle azioni, la violenza delle stesse, la scelta dei bersagli (minoranze, soggettività non conformi o dissidenti politici), l'azione in gruppo e spesso in superiorità numerica, la copertura politica sostanziale di cui queste bande godono e un atteggiamento permissivo o blando da parte delle forze dell'ordine.
Le differenze sono sfumature che non cambiano la sostanza. Semmai negli anni '70 le aggressioni fasciste provocavano una reazione opposta da parte della sinistra radicale.

Le squadracce, ieri come oggi, picchiano. Questo va detto chiaro e tondo e, se non ne abbiamo la percezione è solo perché i media non danno sufficiente spazio e non contestualizzano abbastanza queste notizie.
Per avere una dimensione di quanto sia consistente la violenza fisica di gruppi di estrema destra nei confronti di migranti, zingari, omosessuali o militanti della sinistra, basti consultare la mappa (purtroppo non più molto aggiornata) che Ecn ha realizzato .
Il censimento è cominciato nel 2014 e da allora si contano decine e decine di pestaggi e agguati di vere e proprie squadre di picchiatori che fanno riferimento a Forza Nuova, Casa Pound e altre organizzazioni simili.
A volte le aggressioni si trasformano in attentati terroristici veri e propri, come a Macerata, ma anche in omicidi, come a Fermo o Firenze .

A fornire un quadro statistico più completo, ancorché parziale poiché basato sulle denunce e non focalizzato sulle azioni dei gruppi organizzati di estrema destra, è l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar). Nel 2016 i crimini d'odio registrati sono stati 736, nel 2017 sono cresciuti a 1048. I dati del 2018 non sono ancora usciti, ma la sensazione è che siano in aumento.
Quando non picchiano, le squadracce cercano di intimidire. Lo fanno affiggendo striscioni o volantini davanti a scuole , centri antiviolenza , librerie femministe , sedi di partito o sindacati, oppure lasciando scritte minacciose davanti a casa di omosessuali ed esponenti di sinistra.

Di fronte a tutto ciò la politica cosa fa? Quella connivente nega e minimizza. Se si prendono in esame le pagine sui social network del ministro degli Interni, Matteo Salvini, colui che sarebbe chiamato ad affrontare il problema, non vi è traccia di notizie o denunce contro episodi di razzismo. Quanto viene messo in un angolo, lo stesso vicepremier minimizza e adotta la retorica del comportamento individuale. In compenso, sui suoi profili, fioccano notizie di reati commessi da persone di origine straniera, quasi a suggerire (nemmeno troppo velatamente) un'associazione lombrosiana tra la delinquenza e lo status di migrante.

Lo stesso Salvini, infine, offre la propria copertura all'estrema destra, di cui è evidentemente punto di riferimento e da cui si avvantaggia. Dopo aver promesso in campagna elettorale lo sgombero delle occupazioni abusive, il leader della Lega non si risparmia nell'ordinare o nell'applaudire quella che riguardano poveri, rom e centri sociali di sinistra, mentre spudoratamente difende l'occupazione abusiva romana di Casa Pound .

E la politica antifascista? Sia quella autenticamente antifascista che quella che lo è solo formalmente balbettano. A livello locale qualcuno prova a limitare la presenza pubblica neofascista attraverso regolamenti che negano la concessione di spazi, ma è stato dimostrato che è piuttosto facile aggirare queste normative .
Nonostante le associazioni antifasciste chiedano da tempo  che si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo, né la politica né la magistratura sembrano volerle applicare o far applicare.
La preoccupazione, forse, è di apparire come antidemocratici, ma la stessa attenzione non è riservata ad altre categorie, molto meno pericolose dei neofascisti, per le quali non si lesina il pugno duro.

Non va meglio per le forze dell'ordine, che annoverano al proprio interno molti agenti che simpatizzano per ideologie autoritarie.
A rivelarlo, spesso, sono i profili social personali di poliziotti e carabinieri, che spesso si "lasciano andare" in commenti e affermazioni di odio razziale e apologie di ciò che sarebbe fuori legge.
Dal punto di vista operativo, del resto, le cose non vanno meglio. Se cariche e manganellate fanno presto a partire quando a manifestare sono movimenti radicali di sinistra, ma anche picchetti di lavoratori, non si capisce come mai di fronte a violenze conclamate di gruppi di estrema destra la risposta muscolare delle forze dell'ordine tardi ad arrivare o addirittura non parta proprio. L'esempio di Torre Maura ne è una triste dimostrazione. Ai militanti di Casa Pound non è stato impedito di rovesciare e calpestare il pane destinato al centro rom, incendiare cassonetti e un'automobile, lanciare bombe carta, calci e sputi, avvicinarsi pericolosamente alla struttura. Eppure la celere era presente.

Anche i giornalisti hanno una buona dose di responsabilità. Da un lato nel rappresentare gli agguati e le aggressioni senza attribuirvi nitidamente una matrice ideologica. A dire il vero, questo lo fanno solo quando possono costruire una narrazione funzionale alle proprie campagne editoriali o quando la posizione viene adottata da una forza politica di riferimento. Quando i neofascisti picchiano e intimidiscono, ma a Palazzo Chigi c'è un "governo amico" sembra che il fenomeno non esista.
Dall'altro lato, però, nell'ultimo anno e mezzo è accaduta una cosa ancora più grave. Le organizzazioni neofasciste sono state individuate come strumenti utili per il sensazionalismo. Elementi propedeutici ai click su internet o allo share televisivo. Esponenti neofascisti sono stati invitati nei talk show, giornalisti come Enrico Mentana e Corrado Formigli hanno trattato i vertici di Casa Pound e Forza Nuova come interlocutori e, di fronte alle critiche del pubblico, hanno risposto stizziti che il loro intento era quello di costringere queste organizzazioni nell'alveo democratico.

L'unica risposta allo squadrismo 3.0 sembra essere quella civica. O con il coraggio individuale, come quello del 15enne di Torre Maura, o con manifestazioni antifasciste, che talora si oppongono alle parate dei camerati del terzo millennio.
Queste ultime vengono spesso additate come antidemocratiche, perché avrebbero la pretesa di togliere il diritto di parola e di opinione agli avversari. Questi avversari, però, non sono avversari qualunque: sono sostenitori di un'ideologia criminale che agisce fuori dalla costituzione e dal consesso democratico.

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