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Sperimentazione del taser, nuovo passo verso la militarizzazione

La pistola elettrica adottata in via sperimentale in sei città italiane.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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In sei città italiane è partita la sperimentazione del taser, la pistola elettrica famosa negli Stati Uniti. Nonostante i reati siano in calo, un nuovo armamento si aggiunge a quelli già in dotazione alle forze dell'ordine. L'Onu lo considera uno strumento di tortura, mentre Amnesty International ha contato 800 morti dal 2001 al 2008. L'intervista ad Italo Di Sabato di Osservatorio Repressione.

L'introduzione era già stata prevista nel 2014 con il "Decreto stadi", ma ora in sei città italiane (Brindisi, Caserta, Catania, Milano, Padova e Reggio Emilia) arriva il taser in dotazione alle forze dell'ordine.
Seppur in via sperimentale, l'uso della pistola elettrica diventa una realtà e va incontro alle richieste dei sindacati di polizia che lo hanno da tempo chiesto a gran voce.

"Bisogna ricordare che negli ultimi anni le dotazioni alle forze dell'ordine sono aumentate - ricorda ai nostri microfoni Italo Di Sabato, portavoce dell'Osservatorio Repressione - È arrivato il manganello tonfa, è arrivato lo spray urticante, ci sono i mezzi corazzati e gli idranti e i militari in giro per le strade delle nostre città sono dotati di arme automatiche".
A queste dotazioni, taser inclusi, non è stata opposta e controbilanciata per i cittadini alcuna garanzia, al punto che la legge sulla tortura approvata dal Parlamento è stata ritenuta inefficace e insoddisfacente da tante associazioni per i diritti umani.

A questo proposito, da oltre dieci anni è l'Onu stessa a considerare la pistola elettrica uno strumento di tortura e, sebbene sia spacciata come un'arma sicura, secondo uno studio di Amnesty International dal 2001 (anno di introduzione negli Stati Uniti) al 2008 sono stati 800 i decessi causati dalle scariche elettriche di queste pistole, senza considerare i danni permanenti e gli handicap che possono lasciare su chi ne viene raggiunto.

"L'adozione di questo strumento rientra nel processo di militarizzazione delle forze dell'ordine - sostiene Di Sabato - che va contestualizzato in una fase di criminalizzazione delle lotte sociali, in particolare nella costruzione del nemico individuato nelle fasce più emarginate della società, i poveri e i migranti".
A sostegno di questa tesi, il portavoce dell'Osservatorio Repressione sottolinea come tutti i dati sui reati siano in calo e nonostante questo gli armamenti per le forze di polizia siano in aumento.

Del resto, il nostro Paese non ragiona sulla formazione delle forze dell'ordine, ma al contrario recluta gli agenti non per concorso pubblico, ma tra gli ex-soldati che hanno partecipato a missioni militari all'estero.
"Il rischio che corriamo - conclude Di Sabato - è di andare sempre più verso il modello statunitense".

ASCOLTA L'INTERVISTA A ITALO DI SABATO:

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