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#sottoilpalco: quando il live è da marciapiede


di redazione musicale
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Prendendo spunto dall'opinione dei membri di La Maison Orchestra, un progetto nato sulle strade dell'East-London ma dalle origini Livornesi, parliamo ora di un altro tipo di musica dal vivo: il live da strada.

Abbiamo incentrato questa settimana speciale di Calipso sui modi di realizzazione di un concerto e su tutti coloro che fanno parte di questo colosso che è l'industria musicale.

Ma c'è un live che non ha organizzatori né intermediari: quello dell'artista di strada. E' una filiera corta tra artista e pubblico, che condividono lo stesso gradino. Nessuna agenzia di booking se non il carisma dell'artista stesso, nessuna mediazione stilistica da parte di una etichetta discografica. Il ragazzetto con la chitarra, il giocoliere o la ballerina di turno si mettono in mostra, ma, allo stesso tempo, si mescolano tra la folla di gente che attraversa le vie del centro città. Spesso, il nostro primo approccio con la musica dal vivo è stato proprio quello di essere spinti dai propri genitori a dare una monetina al violinista, che la domenica pomeriggio suonava di fronte al negozio preferito di nostra madre. E, ancora più frequentemente, capita che un musicista scelga la strada come suo primo banco di prova.

Belle parole, sì, ma la verità è che la maggior parte del "consumo culturale" è ormai diventato consumo d'appartamento, e in questo modo l'arte si è circoscritta sempre di più alla sfera individuale, alla fruizione privata, divenendo così un fatto personale, e perdendo qualsiasi vocazione sociale. Pensateci: quanto dipende la nostra selezione musicale dallo streaming su internet? E ancora, quanti, degli album che abbiamo comprato, sono in file mp3 scaricati e quanti, invece, li abbiamo comprati in un negozio di dischi o direttamente dal banchetto di un musicista?

Qualcuno potrebbe definire tutto ciò "progresso". La dura verità è che queste nostre scelte dipendono anche dalle grandi difficoltà che incontrano coloro che organizzano live, che sia una grande agenzia o un artista di strada.

Il primo ostacolo che incontra un artista che vuole esibirsi su suolo pubblico è la normativa del posto. Basti pensare che solo nel 2001 è stato abrogato l'art.121 del TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) che sanciva: "E' vietato il mestiere di ciarlatano", dove con "ciarlatano" si intendeva proprio l'artista di strada. Per non parlare poi delle singole leggi comunali che vietano, qua e là, l'esercizio di questa attività. Ad esempio, giusto pochi giorni fa, a Padova, il centro storico è diventato off limits per gli artisti di strada. La giunta Bitonci ha infatti deliberato il divieto di esibirsi ai "fracassoni". Uniche eccezioni: Prato della Valle e il piazzale della stazione.

Si nota quindi che il rischio nel quale si intercorre con queste normative è quello di relegare sotto l'appellativo di "rumore" quello che invece è un "suono".

Tuttavia, alcuni passi avanti sono stati fatti. A Ferrara, ad esempio, si svolge il Ferrara Buskers Festival , con la partecipazione di artisti provenienti da tutto il mondo. Venne ideato da Stefano Bottoni nel 1987 ed è il primo e più grande festival di musicisti di strada del mondo. O, ancora, il Festival Internazionale degli Artisti da Strada del Friuli Venezia Giulia, vero e proprio festival itinerante che si sposta ogni giorno di provincia in provincia, programmato sempre nel primo week end di settembre.

A Milano, invece, nel 2012, è stato approvato il più avanzato regolamento ad ora esistente in Italia, attraverso il sistema delle turnazioni, che presenta una mappatura di oltre 250 luoghi dove esibirsi, e, soprattutto, l'introduzione della prima piattaforma online dove è possibile registrarsi, iscriversi e monitorare tutte le esibizioni in tempo reale. Grazie a questo regolamento e alla piattaforma, Milano è stata proclamata da una ricerca internazionale la terza miglior città al mondo per arte di strada.

Il secondo ostacolo riguarda il fatto che, nonostante ciò, ci siano artisti che notano un'abissale differenza tra l'Italia e, ad esempio, Londra, nell'idea che pubblico e amministrazione hanno, tuttora, dell'esibizione da strada.

"Secondo noi, l'Italia è ancora indietro per quanto riguarda la cultura di strada. Non tanto a causa di norme restrittive, quanto piuttosto per la mancanza di un vero e proprio rapporto col pubblico. In Inghilterra, le persone sono abituate da più tempo a questo tipo di esibizione ". Nella penisola si tratta, invece, di "una vera e propria sfida per l'artista che deve catturare l'attenzione del passante".

E' quello che ci hanno riferito in un'intervista gli artisti di La Maison Orchestra , un quintetto di Livorno che ha però trovato la sua ispirazione a Vaine House, un blocco di case popolari nell'East London. Vaine House è anche il titolo del loro primo e particolarissimo album, ispirato ai quartieri della capitale britannica.

Il disco è uscito il 29 settembre per Trovarobato  e vede il genio Enrico Gabrielli come produttore artistico e Taketo Gohara come fonico. Alla base c'è una straordinaria infarinatura di cosmopolitismo, caratteristica di chi ha visto, nella strada, il miglior modo di vedere il mondo. A mostrarla è la voce sgranata del cantante, tipica del background indie e punk londinese. Questa e le dimensioni mitteleuropee unite a ritmiche gypsy, danno vita ad una balera dark e sensuale. Emblema di ciò, può essere l'atmosfera fiabesca e terrificante di "Frankei " che, con un cambio brusco, diventa quasi un brano dei Franz Ferdinand.

L'esperienza londinese ha quindi permesso, ai primi quattro componenti del gruppo, di venire a contatto con l'atmosfera circense. "Le canzoni nascevano per strada, che era anche il teatro dell'arrangiamento". L'approccio ruvido che attualmente La Maison mantiene sul palco è esattamente quello che deriva dalla sicurezza acquistata con le esibizioni per strada. "Tanti titoli delle canzoni contenute in Vaine House portano il nome delle strade in cui sono nate e delle persone che abbiamo conosciuto svolgendo questa attività". La nuova fase di questo gruppo, che ritorna in Italia per un tour, vuole però che "questo disco sia stato concepito" non per la strada, ma "esclusivamente per l'esecuzione sul palco". Magari, anche per qualche esibizione nostalgica per le vie delle grandi città.

Appare dunque paradossale che un gruppo nato sul marciapiede delle vie londinesi, si ritrovi a concepire un album per i palchi italiani. Ed è tutto molto più enfatizzato in una città come Bologna, dove basta girare in via Rizzoli per scoprire artisti sempre diversi.

I La Maison suoneranno stasera, venerdì 16 Ottobre, al Freakout Club di via Emilio Zago 7/c. Porteranno sul palco quelle atmosfere che non sono stati in grado di trovare calpestando sanpietrini in Italia. Sta a noi, pubblico, decidere se cercare l'incontro o camminare a testa bassa con addosso un paio di cuffie.

Ilaria Ballerini


Ascolta l'intervista a La Maison

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