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Sotto sfratto, si suicida: "È un massacro sociale"

Mamma di due bambini, si impicca a Ponte Ronca. Social Log: "Siamo vicini alla famiglia, basta sfratti e sgomberi".


di Alessandro Albana
Categorie: Movimento, Casa
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Una mamma di 41 anni si è suicidata ieri sera nella sua casa di Ponte Ronca, tra Bologna e Zola Predosa. La donna non ha lasciato alcun messaggio, ma i carabinieri non hanno dubbi sul movente. Nei prossimi giorni, infatti, la sua casa avrebbe subito il terzo tentativo di sfratto.

Mette a dormire i figli di 11 e 10 anni, poi si toglie la vita. È successo ieri sera a Ponte Ronca, dove una donna si è suicidata in attesa del terzo tentativo di sfratto, in programma per il 9 luglio. La donna non ha lasciato messaggi, ma per i carabinieri il movente è chiaro: la donna non avrebbe retto al terzo tentativo di essere buttata fuori di casa.
Difficile pensare cosa sia passato per la testa a una mamma separata, con due figli non ancora adolescenti, e un tetto che non riusciva più a pagare. Difficile immaginare cosa rimanga della dignità di quanti tirano a campare, con la scure di uno sfratto sempre davanti agli occhi e una vita frantumata dalla crisi. Difficile non prevedere che di sfratti si potesse anche morire.

Non serviva questa disgrazia per prenderne coscienza. Attorno alla casa si gioca una partita. Certa legalità contro la dignità di famiglie che si vedono private, pezzo dopo pezzo, del gas, della luce, della residenza, del welfare, come nel caso della donna di Ponte Ronca. "Solo pochi giorni fa gli avevano staccato l'utenza del gas per morosità", racconta Fulvio di Social Log.

È  un dramma che si consuma quotidianamente. Anche a Bologna, dove, secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno, si registra "uno sfratto ogni 300 famiglie circa". "Un dato statistico che può sembrare freddo - commenta Fulvio - Ma deve farci riflettere su quanta vita c'è intiorno a questa proporzione numerica. È davvero un massacro sociale".
Un dramma forse contingente, ma alimentato da una certa volontà politica. "Le risorse disponibili - dice infatti Fulvio - ci sono: moratoria degli sfratti, accompagnata dalla possibiltà che gli assegnatari Erp siano anche quelli che dichiarano Isee zero e dal blocco degli sgomberi delle occupazioni abitative". Misure "che possono essere applicate per fare in modo che questa storia dolorosissima non si ripeta".

"Spesso si usa il lessico sciagurato degli 'abusivi' per chi ha occupato - continua Fulvio - Rispetto a quello che è accaduto questa mattina, inviterei a riflettere sul fatto che le famiglie che si trovano nelle occupazioni della ex Telecom, in via Mario De' Maria e in via Mura di Porta Galliera, un mese fa, tre mesi fa, un anno fa, vivevano probabilmente lo stesso dolore della mamma che si è suicidata questa mattina".

È facile immaginare il tono delle dichiarazioni che adesso occuperanno le pagine dei giornali. Cordoglio, solidarietà, impeti inediti di umana sensibilità. Lo schema lo ha reso noto un altro dramma, quello dei migranti che raggiungono l'Europa. Fino a due mesi fa si levava il coro di indignazione pressocchè unanime per la tragedia annunciata degli 800 morti nel Mediterraneo, oggi si assite allo spettacolo raccapricciante del blocco di Ventimiglia, di regioni italiane virtuose e civilissimi Paesi europei incapaci di guardare oltre il proprio egoismo.
Nella vita reale, intanto, gli eventi seguono il percorso tracciato. "Con il Piano casa dell'ormai ex ministro Lupi, le istituzioni hanno iniziato a stringere un cappio attorno al collo di chi si trova in questa situazione", conclude Fulvio. Un'istantanea terribile eppure precisa, da ieri sera ben più di una metafora.


Ascolta l'intervista a Fulvio di Social Log

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