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"Sono razzista, ma sto cercando di smettere"

Oggi, a differenza del passato, la genetica è utile per smontare il razzismo.


di redazione
Categorie: Migranti
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La genetica delle popolazioni può aiutarci a superare il preconcetto della differenza razziale. Al Festival di Internazionale, i ragazzi di "Occhio ai media" hanno incontrato il genetista Guido Barbujani per approfondire le cause dell'atteggiamento razzista.

Co-autore, insieme al giornalista Pietro Cheli, del libro di divulgazione scientifica "Sono razzista, ma sto cercando di smettere", Guido Barbujani insegna Genetica delle Polazioni presso l'Università di Ferrara.
Il genetista spiega come sia dal Settecento che gli studiosi cercano di costruire una classificazione della biodiversità umana. All'epoca, il naturalista Linneo scelse di separare l'umanità in quattro razze, ciascuna associata ad un elemento della filosofia greca classica: aria, acqua, terra, fuoco. Ma furono molteplici le proposte degli studiosi successivi, sulla spinta della scoperta di sempre nuove popolazioni che mettevano in discussione i sistemi precedenti.
"Ogni catalogo razziale aveva diversi criteri di valutazione, ma c'era un problema di fondo: ognuno contraddiceva tutti gli altri", afferma il genetista. Il perché di tali difficoltà di classificazione fu intuito solo nel 1963 dall'antropologo americano Frank Livingstone, che nell'articolo "Sulla non-esistenza delle razze umane" sostiene che le nostre differenze abbiano una distribuzione continua e che non sia pertanto possibile stabilire quei confini netti che nelle altre specie animali consentono la divisione in razze o sotto-specie.
In seguito, gli studi sul DNA umano confermeranno e renderanno scontata questa visione presso la comunità scientifica. Ma è facile constatare come ciò non sia avvenuto presso gran parte del resto della popolazione.
 
"Ritenersi non razzisti è sempre meglio che considerarsi razzisti, però è bene anche constatare che in tutti noi alberga una certa quota di atteggiamento razzista ed ammetterlo è il primo passo per una riflessione seria sull'argomento", sostiene Guido Barbujani. Ai ragazzi di "Occhio ai media", il sito che si propone di monitorare la comunicazione dei mezzi di informazione sul tema dell'integrazione culturale, che lo interrogano sul perché esista in noi questa necessità di stigmatizzare il diverso, il genetista risponde che quando ci troviamo in pericolo e sotto pressione, l'istinto di sopravvivenza ci spinge a cercare chi riteniamo più simile per ottenere un aiuto. E di conseguenza, ci viene automatico identificare come nemico chi non ci assomiglia. Come smettere di reiterare questo schema mentale? "Passando dal pre-giudizio al giudizio. E ciò può essere fatto solo conoscendo gli individui e cercando di valutarli singolarmente e non come membri di un gruppo arbitrario", è l'invito di Guido Barbujani.   
 
E se volete spendere qualche minuto per verificare come le nostre convinzioni sull'attribuzione dell'origine geografica di una persona in base all'aspetto fisico siano spesso frettolose ed errate, potete fare il "Test delle razze ", approntato da Guido Barbujani insieme a Todd Disotell, del Dipartimento di Antropologia della New York University.
 
Alice Pelucchi


Ascolta l'intervista a Guido Barbujani
Tags: Razzismo, Scienza

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