Radio Città Fujiko»Blog

Song of the Sea, l'eccellenza europea che l'Italia snobba

La disegnatrice Giovanna Ferrari ai microfoni di Soundtrack racconta i dietro le quinte del film


di Francesca Candioli
Categorie: Pandemonium
song of the sea.jpg

Song of the Sea è uno dei pochissimi film di animazione fatti completamente in Europa, una perla rara. Candidato agli Oscar nel 2014, in Italia non ha distribuzione.

Il Future Film Festival si è concluso ieri a Bologna, e ha portato una boccata d'aria fresca per gli appassionati di animazione.
Moltissimi i film di grande livello presentati in concorso e fuori concorso; nessuno di questi è distribuito in Italia.
Abbiamo già avuto modo di evidenziare come il FFF sia all'avanguardia nel proporre film e prospettive di teconologie applicate al cinema che si riveleano lungimiranti.
Ma per Song of the Sea il caso è leggermente diverso, non si tratta infatti di un film Sud-Coreano, Giapponese, o della cultura underground estone. E' un film irlandese che è stato candidato agli Oscar, il cui regista - Tomm Moore - è arrivato alla nomination per la seconda volta. Insomma non ci vuole gran fiuto per capire che si tratta di un film di grande qualità e adatto ad un vastissimo pubblico. Ma in Italia non ha distribuzione.

"In Italia la cultura cinematografica è stata uccisa, fatta a pezzi. Per i più piccoli in particolare." racconta ai nostri microfoni Giovanna Ferrari, disegnatrice di Song of the Sea "Lavoro da tantissimi anni all'estero e forse nessuno dei film a cui ho lavorato è passato in Italia, ormai ci sono abituata".

L'Italia fa doppiamente una figuraccia nel non prestare attenzione a un film come questo perchè Song of the Sea - prodotto dalla Cartoon Saloon - è uno dei pochissimi film di animazione fatti completamente in Europa. Una perla rara. Per farlo non hanno mandato lavoro in Asia, Africa o altri paesi dovoe la manovalanza costa meno; questo gli fa veramente onore.

Il cartone irlandese tratta di un tema difficile, la gestione del lutto, e lo fa utilizzando le leggende della mitologia irlandese. "La bellezza di questo film è che è tutto scritto su un doppio registro, quello infantile della favola, delle creature magiche, della mamma che si trasforma; e quello della vita reale che solo gli adulti possono capire." continua Giovanna "Tutte le creature magiche del film hanno una valenza positiva, sono un aspetto catartico del vissuto di un lutto".

Tutto ruota attorno al mito della selkie, creatura femminile che può trasformarsi in foca; ma la leggenda nel film è fortemente edulcorata: "La vera storia delle selkie è molto cruda. Nella tradizione le selkie venivano rapite dai pescatori per farne mogli e per farci figli. Una delle storie più famose legate a questo mito racconta di una selkie che, stufa di essere di fatto violentata - perchè di questo stiamo parlando - uccide il pescatore e i propri figli. Torna nel mare e avverte tutti gli uomini irlandesi che se un'altra selkie verrà rapita ucciderà talmente tanti uomini che i loro spiriti, tenendosi mano nella mano, potranno fare il giro dell'Irlanda".

In Irlanda sono molto importanti queste figure mitologiche della tradizione, simboleggiano un legame molto forte tra la natura e l'uomo. Il regista Tomm Moore pone l'attenzione anche sul discorso ambientale: vuole denunciare con questo film che negli ultimi anni si stiano lentamente perdendo questi legami con la natura e con gli aspetti simbolici della cultura celtica.

Anche il dietro le quinte della produzione di un film di animazione riserva molti aspetti degni di attenzione: per produrre Song of the Sea ci sono voluti circa tre anni di lavoro e centinaia di persone sparse in tutta Europa.

"Ogni singolo fotogramma comporta un grande lavoro: in un film ci sono circa 24 fotogrammi al secondo. Animare i personaggi è come essere un attore: prendi il loro carattere e gli devi dare vita".

La testimonianza di Giovanna ci racconta inoltre di un lavoro con cui vivere è difficile, impossibile in Italia ma non facile nemmeno all'estero: "Si fa abbastanza la fame. Si deve passare da una produzione all'altra, non si è mai fissi nello stesso posto. E' una vita da nomade. Si riesce a fare questo lavoro e ad avere una vita dignitosa grazie allo stato sociale che c'è negli altri paesi europei, i sussidi che in Italia non ci sono".

Riascolta l'intervista a Giovanna Ferrari nel podcast qui sotto:

Mariagrazia Salvador

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]