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Sócrates, Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira

Il Caso Esse, dialogando di storia qualcosa ne verrà fuori


di Filippo Piredda
Categorie: Caso Esse
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Foto Daily Telegraph

Anche per quanti disinteressati o non appassionati è impossibile negare che il calcio riguardi un po’ tutti noi,soprattutto ora che sono iniziati gli Europei. Almeno per oggi però vorremmo mettere tra parentesi il calcio delle cronache nazionali, prodotto di consumo all’interno della società capitalista, e mettere in luce il suo lato più appassionato e romantico portando ad esempio la vita di un calciatore venuto a mancare il dicembre scorso, Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira , meglio conosciuto semplicemente come Socrates. Leggi l'articolo scritto dalla redazione del Caso Esse, o ascolta la scheda letta da Elena e Debs, con l'intro di Teresa Malice.

Antifascista, medico, capellone e capitano della nazionale brasiliana nell’82 e nell’86. Certo è che
l’immagine di questo fantastico giocatore è molto lontana da quella dei giocatori frivoli e corrotti che invadono i media ai giorni nostri. Anche nel look era originale: con quei capelli un po’ lunghi e la barba folta a ricordare il suo idolo, il rivoluzionario Ernesto Che Guevara.Socrates nacque in una famiglia benestante di Ribeirão Preto e il nomignolo che lo rese famoso – Socrates – lo conquistò grazie alla sua passione per la cultura, l’arte la musica e soprattutto la politica.

Iniziò la sua carriera da professionista presso la squadra calcistica del Botafogo di San Paolo nel 1974 fino al 78. Nonostante numerose offerte da parte di club più prestigiosi, Sócrates preferì completare gli studi in medicina prima di accettare qualunque trasferimento. Subito dopo entrò nella squadra del Corinthians di San Paolo: una squadra popolare fatta per gli strati più bassi della società. Questa squadra era stata fondata 1910 da un gruppo di operai e manovali prevalentemente portoghesi, spagnoli e italiani. Dall’incontro con Socrates non poteva che nascere un’esperienza eccezionale ovvero la cosiddetta “democrazia corinthiana.” Questa consisteva nella partecipazione di tutti i giocatori e di tutto il personale tecnico della squadra a tutte le decisioni, da quelle sportive a quelle amministrative e societarie. Ogni giocatore era responsabile di se stesso senza ritiri e senza divieti. Ma oltre ad essere rivoluzionaria dal punto di vista della gestione interna la squadra rappresentava una bella sfida al regime dittatoriale brasiliano che affamava la popolazione e reprimeva ogni dissenso. Una netta contrapposizione tra il malgoverno del paese e la gestione dal basso di una delle squadre più famose del Brasile, costruita per eliminare il ruolo unico dell’allenatore. Quest’esperienza oltre ad essere significativa a livello politico e simbolico, registrò dei successi anche in termini agonistici e sportivi: il Corinthians vinse ben 2 campionati nei 3 anni di esperienza democratica – rientrando al contempo dei debiti accumulati nella precedente gestione.I giocatori inoltre, ben consapevoli dell’esempio che potevano dare, scendevano in campo sfoggiando maglie prive di sponsor, ma con su scritta, ben visibile a decine di migliaia di tifosi, la parola Democracia.

Dopo tre anni Socrates annunciò che o cambiava il regime o lasciava il Brasile. Così il calciatore volò in Italia, negli spogliatoi della Fiorentina. Durante un'intervista, alla domanda: «qual'è l'Italiano che stimi di più?», lui rispose: «Antonio Gramsci». Il soggiorno italiano non fu un’avventura esaltante. Socrates era dedito alle sigarette, alla birra e alle lunghe nottate passate a discutere di politica. Non scoppiò mai l’amore per la squadra di Firenze che sicuramente era troppo distante dal calcio in cui era cresciuto.

Nel frattempo, in Brasile, le grandi manifestazioni popolari di Rio de Janeiro e San Paolo misero fine alla dittatura, ed iniziò un periodo di graduale transizione verso la democrazia, che avrebbe portato alle prime elezioni presidenziali libere solo nel 1989. Socrates torna in Brasile per giocare nel Flamengo e nel Santos per lasciare definitivamente nel 1988 e darsi alla carriera di telecronista. Alcool e sigarette lo portarono alla morte la domenica del 4 dicembre del 2011. La morte di Socrates ha ovviamente segnato la domenica calcistica di tutto il Brasile, che si è chiusa proprio con lo scudetto al Corinthians. Prima dell’inizio dell’incontro, c’è stato un minuto di silenzio in memoria e sia il pubblico corinthiano sia i giocatori in campo hanno alzato il braccio con il pugno chiuso, lo stesso gesto che faceva “il Dottore” dopo ogni gol.

Nel panorama del calcio mondiale, altri grandi campioni hanno mostrato criticità nei confronti delle istituzioni calcistiche sempre troppo dipendenti dai poteri politici ed economici. Per fare due nomi illustri, tra mille contraddizioni, ricordiamo Diego Armando Maradona e George Best. Ma non sono mancati neanche i ribelli nostrani, a partire da Paolo Sollier, calciatore professionista e militante di Avanguardia Operaia (tra le altre nato a Chiomonte) per arrivare fino a Simone Farina, il calciatore del Gubbio che ha detto no ai soldi sporchi del calcio commesse, si può scrivere una storia del calcio diversa della classica narrazione sportiva, o di un calcio corrotto vicino ai poteri forti. Un altro esempio di calcio altro è quello della sottocultura ultras, un mondo che viene rappresentato dal giornalismo come una realtà fatta solo di odio e violenza verso l’altro, tralasciando l’importante contributo dato da molti gruppi ultras nel farsi i primi contestatori del calcio moderno, e dei suoi perversi legami con gli interessi economici dei diritti televisivi e del calcio scommesse. Per non parlare ad esempio dell’importante ruolo che hanno avuto le tifoserie Egiziane e Tunisine nella primavera araba dell’anno scorsa.

Un mondo insomma fatto anche di solidarietà e impegno civile. Il Calcio per concludere racchiude in se come tutti i fenomeni di massa, delle contraddizioni interne prodotte non tanto dal sentimento sportivo, quanto da cause economiche che ne hanno avvelenato lo spirito originario. Ma tra queste contraddizioni escono a testa alta esperienze altre, come quella di Socrates, che ha insegnato al Brasile e al mondo intero come anche tirando il calcio a un pallone o gridando dalle gradinate degli stadi, sia possibile mandare un messaggio di impegno civile e sociale.

E con queste riflessione vi salutiamo e vi invitiamo a visitare il nostro sito www.casoesse.org
ehh..alla prossima puntata.


Ascolta Vanloon: la storia di Socrates
Tags: Sport, Calcio

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