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Siria, il bambino nel deserto simbolo di una generazione perduta

Dopo il sostanziale fallimento di Ginevra 2, la situazione è bloccata


di Francesco Ditaranto
Categorie: Esteri
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Marwan, il bambino di 4 anni, che attraversa da solo il deserto tra Siria e Giordania, rappresenta tutto un popolo in fuga. Dopo anni di guerra civile, la soluzione sembra lontana e potrebbe comportare la fine dell'unità territoriale.

Pochi giorni fa, la stampa ha fatto circolare una fotografia simbolo della guerra in Siria. Un bambino di quattro anni, Marwan, attraversa da solo il deserto tra Siria e Giordania, per scappare alla guerra civile. Marwan viene raccolto dagli operatori dell'UNHCR, l'Agenzia Onu per i rifugiati. 

In poche ore, i sedicenti esperti, dai quali la "rete" è popolata, si sono sperticati nella verifica dell'attendibilità della foto. Colti da un'insopprimibile tensione verso la verità, gli esperti, hanno lavorato senza sosta per dimostrare che il bambino in questione non era solo, ma in compagnia di altra gente che scappava dalla Siria. In molti, probabilmente formatisi sul web alla cultura medico-scientifica, si sono prodotti in un'analisi che riguardava le possibilità fisiche di un bambino di resistere ad una traversata del genere in solitaria.

La foto di Marwan, risulterebbe essere soltanto uno scorcio, di un quadro ben più ampio, nel quale si vedono molti rifugiati, o aspiranti tali, in fuga dalla Siria e nelle vicinanze del bambino, che, probabilmente in buona fede, non si era accorto di essere in compagnia, e non ha avuto la prontezza di riflessi di denunciare al mondo, quanto artificiosa fosse la fotografia che lo vedeva protagonista.

Insomma, il bambino non era solo, e, potremmo dire, in Siria va tutto bene. Forse però, non è esattamente così. Sono anni ormai che in Siria si combatte e si fugge. La generazione di Marwan, che fosse solo o in compagnia, è una generazione perduta, che pagherà per sempre, le conseguenze di questo conflitto, come spiega, ai nostri microfoni, Raffaele Salinari, presidente dell'Ong Terre des Hommes, una delle poche organizzazioni umanitarie presenti in Siria.Salinari denuncia il sistematico mancato rispetto di ogni tipo di convenzione sui diritti umani, e la presenza di centinaia di migliaia di rifugiati senza status in tutta la regione.

I Marwan, è bene che i paladini della verità armati di tastiera e bibite ipocaloriche lo sappiano, sono migliaia. La Siria, dopo il fallimento evidente della conferenza Ginevra 2, ribadito con forza da Raffaele Salinari, è un paese distrutto dove si giocano i destini dell'intero Medio Oriente. 

Per Salinari, e anche a parere di chi scrive, la Siria si avvia verso la scomparsa. La guerra è stata condotta in modo da dividere il paese in tre macroregioni. Si tratta della teoria delle 3 Sirie che prevede un paese diviso in un territorio alawita (con un governo di Assad, sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah), uno sunnita (legato a doppio filo all'Arabia Saudita) e uno kurdo, che vada a serrarsi con la regione ormai autonoma del Kurdistan iracheno e con quello, autonomo in prospettiva, del Kurdistan Turco.

Probabilmente sarà questo il nuovo assetto della Siria, quando, fatta la scelta coraggiosa di invitare una potenza regionale come l'Iran alle prossime trattative di pace, si cercherà una soluzione alla crisi.

Nel frattempo, la gente continua a spostarsi all'interno del paese e negli stati confinanti, dove crede di essere più al sicuro, si moltiplicano i territori di nessuno, e la generazione di Marwan (ma anche quella dei suoi genitori) muore o si perde nella guerra siriana.

Ma va tutto bene in Siria. Marwan non era solo in quel deserto.


Ascolta l'intervista a Raffaele Salinari
Tags: Guerra, Siria

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