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Siria, ancora bombe su un ospedale di MSF

Barili bomba su un ospedale supportato da Medici Senza Frontiere in Siria: 7 morti e 47 feriti.


di Andrea Perolino
Categorie: Esteri
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Lo scorso 28 novembre un ospedale supportato da Medici Senza Frontiere in una zona nel nord del governatorato di Homs, in Siria, è stato colpito da almeno due barili-bomba, distruggendo parzialmente la struttura ospedaliera e provocando 7 vittime e decine di feriti tra i pazienti. L'organizzazione umanitaria: "Ennesima tragedia di questo tipo, diritto umanitario internazionale calpestato".

Ancora una volta una struttura ospedaliera sostenuta da Medici Senza Frontiere finisce nel mirino di eserciti in guerra. Sabato scorso, 28 novembre, ripetuti bombardamenti hanno colpito un ospedale supportato da MSF in una zona assediata nel nord del governatorato di Homs, in Siria, causando almeno 7 morti, tra cui una ragazzina, e 47 feriti, di cui la metà sono bambini sotto i 15 anni e donne. A darne notizia, nella serata di ieri, è la stessa organizzazione umanitaria, che fa sapere come intorno alle 09:40, ora locale, un barile bomba è stato sganciato da un elicottero su un’area popolata della città di Al Zafarana, a nord est della città di Homs, uccidendo un uomo e una giovane donna, e ferendo 16 persone. Poco dopo, quando i feriti a causa della prima bomba sono stati curati in ospedale, altri due barili bomba sono stati sganciati proprio all'ingresso principale, provocando la distruzione parziale dell'ospedale.

La responsabilità del raid sarebbe da attribuirsi "con molta probabilità, all'esercito regolare siriano, per la tipologia dell'attacco - spiega ai nostri microfoni Loris De Filippi, presidente di MSF Italia - È l'ennesima tragedia che capita negli ultimi mesi, con una frequenza davvero disturbante e oltraggiosa. Siamo qui ancora una volta a ricordare che anche una maledettisima guerra ha delle regole che vanno rispettate, e che il diritto umanitario internazionale è completamente calpestato in questo caso". Risale a due mesi fa - era il 3 ottobre - il raid aereo, condotto dalle forze speciali americane, che bombardò per più di un'ora l'ospedale di MSF a Kunduz, nel nord dell'Afghanistan, e che causò la moprte di 30 persone. "Se le cose andranno avanti di questo passo sarà sempre più difficile curare le vittime - avverte De Filippi - perché ovviamente questi attacchi disincentiveranno la presenza di medici e infermieri nelle strutture sanitarie".

Non è ancora chiaro se l'ospedale sarà in grado di riprendere le attività dopo il bombardamento, vista la parziale distruzione della struttura. L'organizzazione umanitaria si appresta a inviare forniture mediche essenziali per l’équipe in ospedale in modo che sia possibile per loro continuare a operare. “Questo ospedale di fortuna rappresentava un'ancora di salvezza per fornire cure a circa 40.000 persone nella città Al Zafarana e nei dintorni - ha detto Bruce de le Vigne, direttore delle operazioni di MSF - È già una tragedia che sette persone, tra cui una bambina, siano state uccise, ma se l'ospedale è costretto a chiudere o a ridurre le attività, si tratta di una doppia tragedia per le persone che vivono sotto la minaccia permanente della guerra, con nessun altro cui rivolgersi per l'assistenza medica", ha aggiunto.

De Filippi fa sapere che in ogni caso "cercheremo di andare a fondo attraverso un cammino legale, anche se sappiamo che molto spesso i governi la fanno franca ed è molto difficile inchiodare i responsabili". E non ha stupito, in questo senso, la mancanza di risposte dell'investigazione militare Usa sulla strage di Kunduz, liquidata come la conseguenza di errori umani. "Continuiamo a chiedere indagini indipendenti, soprattutto per l'eccidio di Kunduz, ma sappiamo bene quanto la ritrosia degli stati che sono responsabili di queste nefandezze sia forte - osserva De Filippi - Per il momento quello che rimane sono le briciole di un ospedale e la difficoltà di capire se potremo mai ricostruire un trauma center in una zona nevralgica del paese".


Ascolta l'intervista a Loris De Filippi

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