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Semestre italiano UE, "Tante speranze e pochi fatti"

Questo il laconico commento dell'economista Giacomo Bracci


di Francesco Ditaranto
Categorie: Economia
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Si conclude il semestre italiano di presidenza dell'UE. Il premier Renzi rivendica il merito di avere rilanciato i temi della crescita e dell'occupazione. Eppure il Piano Junker lascia perplessi, e il bilancio del semestre appare negativo, almeno per il momento.

E' tempo di bilanci, almeno per il premier Matteo Renzi, che chiude oggi a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo in Assemblea Plenaria, il semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea. Già nei giorni scorsi Renzi ha voluto a più riprese rivendicare il merito di aver messo all'ordine del giorno in Europa parole come crescita ed occupazione.

Non ci sono dubbi che la situazione, quando il nostro paese ha preso in mano la presidenza, nel luglio scorso, fosse drammatica dal punto di vista economico e occupazionale, resta invece qualche perplessità sulla reale inversione di tendenza della politica europea. Per Renzi il piano Junker, ufficialmente da 315 miliardi di euro, ma con uno stanziamento reale di qualche decina di miliardi di euro, va esattamente in questo senso e rappresenta un significativo cambio di passo, fortemente voluto proprio dall'esecutivo italiano.

Al di là della difficile realizzazione del piano, che prevede che siano i privati ad intervenire (siamo dunque nel campo delle ipotesi), appare però sempre più necessario un'ammorbidimento del tetto del 3%, cominciando a guardare al rapporto decifit/Pil dal lato del Prodotto Interno Lordo. E' quanto ha provato a fare la Francia con la finanziaria di quest'anno, ed è quello che si augura Giacomo Bracci, economista e fondatore dell'associazione di studio "Economia per i Cittadini", che vorrebbe una leadership itaiana capace di far valere il proprio peso politico in Europa, per arrivare a un'attenuazione dei rigidità dei vincoli.

Stando così le cose insomma, con una disoccupazione sempre più drammatica e una crisi sempre più divergente, con la svalutazione reale messa in atto dalla Germania (secondo alcuni una vera e propria politica mercantilistica), un allentamento dei vincoli appare davvero ineluttabile.


Ascolta l'intervista a Giacomo Bracci

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