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Sel, c'eravamo tanto amati

È ufficiale la spaccatura all'interno del partito di Nichi Vendola.


di redazione
Categorie: Politica
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Il voto alla Camera sul decreto Irpef ha concretizzato le divisioni interne a Sel, che ha dato parere favorevole al provvedimento del governo accendendo lo scontro nel partito. Dimissioni da parte dell'ex capogruppo Gennaro Migliore, che parla di "mancanza di rapporti di fiducia". Il deputato lucano Antonio Placido ribadisce invece che il futuro di Sel "deve essere all'opposizione".

Che qualche crepa all'interno di Sinistra Ecologia e Libertà fosse visibile ormai da tempo era sotto gli occhi di tutti, ora però quella crepa è diventata una frattura vera e propria, probabilmente insanabile. E la domanda che si fanno in molti, a questo punto, è verso quale futuro vada il partito di Nichi Vendola. I nodi sono venuti al pettine quando, mercoledì 18 giugno, il decreto legge Irpef (quello sugli 80 euro in busta paga) ha ottenuto il via libera dalla Camera, anche grazie al voto favorevole di Sel.

I dissensi si erano materializzati il giorno prima del voto, durante una riunione dei deputati di Sel che aveva dato parere positivo al provvedimento, con 17 a favore e 15 contrari. Gennaro Migliore, capogruppo dei deputati di Sel e a favore del sì al dl Irpef del governo Renzi, ha tuttavia annunciato le sue dimissioni dal partito, poi accettate da Vendola. Insieme a Migliore hanno presentato le dimissioni anche Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia, e le deputate Ileana Piazzoni e Titti Di Salvo.

"In seguito a questa votazione si è detto che era un modo per sequestrare la linea del partito, cioè di boicottarlo - spiega ai nostri microfoni Gennaro Migliore - io ho valutato questa considerazione incompatibile con la mia presenza all'interno di un'organizzazione che ho contribuito a creare, venendo meno i reciproci rapporti di fiducia". "Ho preso atto di questa valutazione - continua Migliore - ho sempre svolto con la massima correttezza i miei incarichi all'interno del partito".

Ammontano dunque a quattro, per il momento, le defezioni dal partito. Deputati che confluiranno ora nel gruppo misto, mentre altri stanno ancora valutando il da farsi. Dal canto suo, Migliore tiene a ribadire: "Ho sempre espresso in maniera chiara le mie posizioni, il mio punto di rottura non è legato a posizioni diverse, ma a come si intende la convivenza nel partito, io non potevo essere accusato tutti i giorni di essere un boicottatore. Voglio bene a Sel, spero che faccia il meglio scegliendo la propria collocazione".

Volendo riassumere, tutto ruota attorno alla collocazione del partito di cui parla Migliore. La crisi di Sel, di fatto, nasce proprio da lì, dai rapporti con la maggioranza e in particolare con il Partito Democratico di Matteo Renzi. E se da una parte c'è chi, come Migliore, sarebbe favorevole a una convergenza con i democratici, dall'altra parte stanno coloro che con l'attuale maggioranza non vorrebbero averci niente a che fare. Tra questi il deputato lucano Antonio Placido, che spiega: "alcuni compagni pensano che debba modificarsi la collocazione parlamentare di Sel, muovendosi verso la maggioranza. Non è questa però la valutazione maggioritaria di Sel come partito". Sul futuro del partito di Nichi Vendola, Placido non ha dubbi: "assolutamente all'opposizione, il governo in Italia è una coalizione di larghe intese, uno strumento con cui le classi dirigenti di tutto il continente intendono gestire la crisi facendo proprie le ricette dell'austerity e del rigore della Merkel".

"L'esperienza della Lista Tsipras è positiva, e a partire da lì si può costruire una sinistra autonoma, europeista, non demagogica e non populista - auspica Placido - credo che questa sia la strada obbligata per Sel"

Andrea Perolino


Ascolta l'intervista a Gennaro Migliore

Ascolta l'intervista a Antonio Placido
Tags: Politica, Sel

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