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Se le banane hanno il sapore amaro dello sfruttamento

La campagna "Make Fruit Fair" per una frutta tropicale più equa e sostenibile.


di redazione
Categorie: Ambiente, Lavoro
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Al Terra di Tutti Film Festival la proiezione di tre spot sociali, realizzati da Carlotta Piccinini di ElenFant Film per la campagna "Make Fruit Fair". La frutta tropicale low cost che noi mangiamo è prodotta con lo sfruttamento dei lavoratori, ma le alternative ci sono. GUARDA I VIDEO

Quando ci troviamo al supermercato, davanti al banco della frutta tropicale, siamo chiamati a fare una scelta. Di fronte a banane che hanno un aspetto simile, è quasi naturale essere portati ad acquistare quelle che costano meno. Del resto, in epoca di crisi economica, anche le nostre tasche meritano attenzione.
Quello che non stiamo facendo in quel momento, però, è considerare la storia che sta dietro alla produzione di quella frutta, che troppo spesso è una storia di sfruttamento e di diritti negati.

Il tema del consumo critico torna prepotentemente al centro dell'attenzione, grazie alle proiezioni che avverranno al Terra di Tutti Film Festival. Sabato e domenica, al cinema Lumière, ci sarà uno shop riflessivo a tema banana e un photo shooting, mentre durante le varie sessioni di documentari avremo anche la possibilità di vedere tre spot realizzati da ElenFant Film per Gvc, all'interno della campagna "Make Fruit Fair", che coinvolge 20 organizzazioni internazionali.
A realizzare i video (che potete vedere qui sotto) sono stati Carlotta Piccinini alla regia e Salvo Lucchese, che ha diretto la fotografia.

Negli spot vengono sintetizzate le condizioni dei lavoratori delle piantagioni di banane nella Repubblica Dominicana, ma il problema si estende a tutte le tipologie di frutta tropicale e a tanti territori. Del resto, la sola banana viene prodotta in 150 Paesi ed ha un volume di produzione di 107 milioni di tonnellate all'anno.
Solo il 3% del costo che noi sosteniamo per acquistare banane va al lavoratore e ciò si traduce con una retribuzione pari ad un euro al giorno, per 12 ore di lavoro. Se ci si rivolge ad un sindacato si perde il posto di lavoro, nonostante ci siano molti rischi per l'incolumità e la salute, dal momento che nella produzione vengono utilizzati 270 tipi diversi di pesticidi. Le conseguenze sono problemi alla pelle, patologie respiratorie, aborti spontanei e malformazioni dei feti.

Le discriminazioni sul lavoro si traducono, inoltre, in discriminazioni di genere. Appena il 7% dela manodopera è femminile e le donne guadagnano meno degli uomini, ma lavorano di più. Non percepiscono alcuna paga extra per gli straordinari, nessuna copertura sanitaria, la richiesta di firmare dimissioni in bianco in caso di gravidanza, violenze, ricatti e molestie sessuali.

Le banane e la frutta tropicale a basso costo, dunque, non tutelano l'ambiente, non tutelano i diritti dei lavoratori e nemmeno i piccoli produttori. "Stiamo parlando di grandi marchi di frutta tropicale", sottolinea ai nostri microfoni Piccinini, confermando quello che è un problema del modello produttivo e della filiera agroalimentare.
Per questo motivo la campagna "Make Fruit Fair" si rivolge direttamente al consumatore, sia sensibilizzandolo sul problema, che invitandolo a modificare i propri consumi, a spostarli verso l'acquisto di prodotti equi e solidali, che alla base abbiano un processo produttivo più rispettoso delle persone e dell'ambiente.

GUARDA I VIDEO:


Ascolta l'intervista a Carlotta Piccinini

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