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Se il governo fa cassa con gli arredi delle scuole

Taglio dell'80% agli arredi per nidi, materne ed elementari. La spending review colpisce anche i bambini.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione
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La spending review non si ferma nemmeno davanti ai più piccoli. La legge 228 impone il taglio dell'80% degli arredi per nidi, materne ed elementari. Assodidattica: "Il governo cancelli la norma". Ogni anno per l'arredamento dei ministeri si spendono 7 milioni di euro. Un solo F35 garantirebbe tre anni di arredamenti per 8 milioni di bambini.

La storia ha un'ambientazione fiabesca, ma un finale ben poco magico. Nella notte del 24 dicembre 2012, la vigilia di Natale, il legislatore ha scritto la legge 228 sul contenimento della spesa per gli arredi degli Enti pubblici. La conseguenza è più amara che il carbone portato ai bambini cattivi: i Comuni potranno spendere solo il 20% di quanto speso nel biennio 2010-2011 per acquistare arredi per nidi, materne e scuole elementari.
In altre parole il taglio è dell'80% e colpisce soprattutto i piccoli Comuni. "Se un Comune nel biennio 2010-2011 non ha arredato almeno 5 scuole - osserva Marco Guerra, presidente di Assodidattica - non potrà arredare una nuova scuola".

A scampare alla mannaia governativa, secondo i calcoli, sono solo quattro grandi Comuni: Roma, Milano, Napoli e Torino. Gli altri 8mila, invece, rimarranno a secco. Anche quelli virtuosi che hanno risparmiato, nella piena logica dei tagli lineari che penalizza i meno spendaccioni.
La norma, inoltre, genererà almeno due paradossi. Il primo riguarda le zone colpite dal terremoto dell'Emilia, che hanno speso risorse per ricostruire le scuole, ma che vedranno bloccati i soldi per arredarle.
Il secondo sono le penali che alcune Amministrazioni, come quella di Bologna, si vedranno costrette a pagare nei confronti degli aggiudicatari di gare triennali per la fornitura degli arredi.

"I bambini non possono votare e non sono difesi da alcuna lobby - lamenta Guerra - Per questo l'attenzione loro riservata è così poca".
Più che di poca attenzione, però, si potrebbe parlare di vero e proprio accanimento, visti i dati relativi alle risorse per la scuola. Negli ultimi due anni, infatti, la voce di bilancio per gli arredi scolastici è già stata tagliata del 35%, mentre addirittura dell'87% il taglio dei materiali educativi (pennarelli, fogli, ecc...) operato dall'ex ministro Gelmini, che ha portato la spesa in questo settore dai 200 milioni di euro del 2000 a 56 milioni.
"Il costo di un solo cacciabombardiere F35 - sostiene il presidente di Assodidattica - garantirebbe l'acquisto di arredamento per 3 anni per 8 milioni di bambini".
Sette, invece, i milioni di euro che vengono spesi ogni anno per l'acquisto di arredamenti destinati ai ministeri.

"Una grande multinazionale - racconta Guerra - ha deciso di mettere in palio un premio rivolto alle scuole italiane che consiste in 100mila rotoli di carta igienica. Siamo a questo punto".
Le collette che già si fanno per i materiali per l'igiene personale, però, non possono valere per gli arredi scolastici, che rispondono a standard di sicurezza superiori a quelli dei prodotti presenti nei normali negozi.
Assodidattica chiede quindi al governo di cancellare la norma e di differenziare tra gli arredi per gli uffici pubblici e quelli per le scuole.


Ascolta l'intervista a Marco Guerra
Tags: Scuola

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