Radio Città Fujiko»Blog

Se i presidi fossero meno burocrati...

La mobilitazione degli studenti e la repressione dei dirigenti scolastici.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione
ripetente_fa_locchietto_al_preside_lino_banfi_mariano_laurenti_007_jpg_cnxn.jpg

Bloccano il traffico e danno fastidio, ma gli studenti medi che protestano quest'anno hanno ragione, perché viene calpestato il loro diritto ad un'istruzione degna di questo nome. Per contro i presidi-burocrati lanciano sospensioni di massa, reprimendo la capacità di indignazione.

Hanno look discutibili, parlano in modo fastidioso e, quando sono politicizzati, si esprimono con frasi fatte sentite da altri, spesso occupano le scuole per non fare lezione o per motivi passati alla storia, come "più crema nei bomboloni". Sono gli studenti medi, che ogni anno fanno casino sul finire dell'autunno. Eppure, almeno per quanto riguarda le mobilitazioni di questo 2013, hanno ragione.
I ragazzi e le ragazze che scendono in piazza, bloccano il traffico, imbrattano le vetrine delle banche e si fanno odiare dagli onesti cittadini, annidati per le strade e nelle istituzioni, hanno ragioni sia di merito che di metodo nel portare avanti le loro proteste.
Certo, a volte lo fanno in modo distruttivo, ma se sfilassero ordinati e silenziosi ben poche testate darebbero loro voce.

Le proteste degli studenti rappresentano una delle pochissime e sparute manifestazioni di opposizione sociale presenti oggi in Italia. La loro rabbia, vivace e pulsante, è il grido di chi ancora oggi non ha smesso di indignarsi, non si rassegna ad accettare il regime delle "larghe intese" e i dogmi dell'austerity. Gli studenti interpretano il dissenso che i loro genitori, i loro fratelli e sorelle maggiori e i loro nonni non hanno più la forza e la voglia di agire. Imbolsite dal benessere prima, impaurite dalla crisi ora, mosse dalla codardia del pensare a salvare se stessi in quest'epoca di declino, le generazioni adulte hanno issato bandiera bianca e si sono rassegnate ad accontentarsi delle briciole cadute dal banchetto dei potenti.

Gli studenti bolognesi, nello specifico, chiedono cose semplici, chiare e sacrosante. Chiedono ciò che spetta loro di diritto, come le risorse per svolgere assemblee di istituto - una delle poche occasioni in cui il sistema scolastico non li considera solo come contenitori vuoti in cui riversare conoscenza - che la Provincia ha tagliato. Chiedono, ancor prima, un'edilizia scolastica che li metta al sicuro, per non dover piangere con lacrime ipocrite la morte di qualche studente finito sotto alle macerie di un tetto crollato, senza che peraltro ci sia un responsabile della tragedia. Chiedono laboratori funzionanti e chiedono che i metodi educativi di cui sono destinatari vengano aggiornati.
Quando chiedono con gentilezza il rispetto di questi diritti minimi, nessuno li ascolta. Quando lo fanno con più veemenza, viene loro risposto che le risorse non ci sono. Eppure lo Stato spende 52 miliardi di euro per gli F-35, le Istituzioni locali trovano oltre 100 milioni per il People Mover e in ogni Regione sono scoppiati scandali per i rimborsi "allegri" dei consiglieri.

Quando, infine, gli studenti protestano con rabbia, la risposta è la repressione poliziesca o scolastica. Su quest'ultima occorre spendere qualche parola.
In questi giorni abbiamo letto e sentito le parole di alcuni dirigenti scolastici, scandalizzati dalla terribile onta di un'occupazione di istituto ed intenzionati a reprimere tutto ciò che impedisca il regolare svolgimento dell'attività scolastica.
Si sono sentite parole come "rispetto delle regole democratiche", che sarebbero state infrante dagli studenti, e abbiamo assistito a sospensioni di massa e minacce di 5 in condotta.
Sarà forse colpa della famosa e teorica autonomia scolastica se i presidi si sono scordati di essere anzitutto insegnanti e interpretano sempre più il ruolo di burocrati o sceriffi?

Il genitore di uno studente sospeso (insieme ad altre decine) al Sabin, ai nostri microfoni ha manifestato il suo sbigottimento per il provvedimento di una scuola che "si professa liberale".
Forse quel genitore non ha tutti i torti. E non di certo per il fatto che bisognerebbe lasciar correre le "marachelle" di ragazze e ragazzi, ma perché questi ultimi stanno protestando per ragioni sacrosante, per avere il rispetto minimo dei loro diritti.
La sospensione di massa, quest'anno, equivale a reprimere la capacità di indignazione degli studenti, di individui che stanno formando la loro coscienza e a cui proprio la scuola dovrebbe trasmettere il senso critico e la determinazione.

Si potrà dire: "si può protestare senza danneggiare il bene pubblico". Chi ha insegnato agli studenti l'amore per il bene pubblico, quando ogni giorno si scoprono truffe e danni erariali compiuti da rappresentanti delle istituzioni? Come si può pretendere che sentano proprio un bene a cui non hanno accesso? Come si può anche solo pensare che possano rispettare la scuola se a loro viene riservata solo una catapecchia fatiscente in cui fanno lezione?

I presidi dovrebbero tenere in considerazione i suddetti quesiti e tentare una strada - insieme agli studenti - per rifondare un senso civico. Anzitutto negli adulti e, di conseguenza, negli studenti. Si facciano lezioni orizzontali in cui si affrontano i problemi sollevati dagli adolescenti, si chiamino esperti che vadano a spiegare lo stato dell'edilizia scolastica in Italia e in Europa, si studino - insieme insegnanti e scolari - forme di mobilitazione che costringano il governo e le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità. In altre parole, si gestisca e incalani in modo costruttivo il dissenso.

E invece i presidi-burocrati rinunciano, preferiscono interpretare il loro ruolo in modo impeccabile, forse perché spaventati da possibili rogne in cui potrebbero incorrere per mano dei loro superiori o di alcuni genitori. E lo fanno perché non hanno il coraggio di puntare i piedi e pretendere più risorse per la scuola pubblica.
Ma se i dirigenti scolastici abdicano alla loro funzione educativa, forse è meglio che cambino mestiere. Vadano a mettere i timbri alle dogane e lascino spazio a chi, ad esempio tra le migliaia di precari della scuola, intende il proprio ruolo per il valore educativo che ha.

Tags: Scuola, Protesta

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]