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Scuola, proteste e boicottaggi contro il test Invalsi

Blitz in diverse città d'Italia e il rifiuto di svolgere le prove.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione
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Il blitz a Roma

Blitz al Miur a Roma e in altre città, tra cui Bologna, contro i test Invalsi, il sistema di valutazione dell'apprendimento nelle scuole italiane. Per l'Unione degli Studenti il test standardizzato fotografa le disparità di apprendimento, dovute a condizioni socio-economiche di partenza, senza superarle e livella in basso la didattica. Proposta l'alternativa: ricerche campionarie che analizzino l'intero percorso di apprendimento.

Nella notte l'Unione degli Studenti ha fatto un blitz al Miur con maschere raffiguranti il codice a barre, simbolo della schedatura che produce il test Invalsi, espondendo uno striscione con scritto "Studenti, non numeri! #StopInvalsi". L'UdS, dopo aver promosso una fotopetizione molto partecipata, invita al boicottaggio delle prove. Gli studenti scriveranno “Studenti non numeri” sui test, oppure leggeranno dei libri durante la somministrazione della prova. In molte città si organizzeranno cortei, flash mob, lezioni di piazza.

A Bologna il collettivo studentesco Cseno ha dato vita ad un blitz notturno: i ragazzi si sono imbavagliati e hanno messo il bavaglio "No Invalsi" anche alle statue dei partigiani a Porta Lame.
Sempre a Bologna, oggi, è previsto un nuovo sciopero dei Cobas proprio contro l'Invalsi, ritenuto un modello nozionistico che non riesce a raccontare i progressi nell'apprendimento fatti nelle scuole, a seconda del contesto socio-economico di partenza.

La stessa critica che avanza l'UdS, come spiega ai nostri microfoni il coordinatore nazionale Danilo Lampis: "L'Invalsi si limita a fotografare le disparità che, come ci dicono gli studi Ocse, sono dovute al contesto socio-economico di partenza".
Un test svolto alla fine del percorso, senza aver verificato la condizione di partenza degli studenti, non è dunque in grado di misurare i reali progressi effettuati nel corso del ciclo formativo.

Non solo: i test, che non sono obbligatori ma spesso vengono imposti con la minaccia della valutazione degli stessi come compiti in classe veri e propri, stanno producendo anche un peggioramento della didattica.
"Sempre più spesso gli insegnanti impostano la didattica in funzione del superamento dei test - denuncia Lampis - per cui i metodi di insegnamento più innovativi vengono penalizzati".

L'UdS, però, non si limita a contestare la prova, ma propone un'alternativa. "Pensiamo ad un ente indipendente dal Miur - spiega il portavoce degli studenti - che svolga ricerche campionarie sui diversi territori, che analizzino il contesto socio-economico di partenza e l'intero percorso di apprendimento".


Ascolta l'intervista a Danilo Lampis
Tags: Scuola, Proteste

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