Nonostante il referendum – già disatteso – il Comune di Bologna ripropone la ricetta per ovviare alle liste d’attesa nelle materne: soldi alle private. Insorgono Coalizione Civica e Scuola e Costituzione. Marina D’Altri: “Il mini boom demografico era previsto, ma non si è fatto nulla. Si chieda la statalizzazione di alcune sezioni”.

Dal 2013, anno del referendum contro i finanziamenti comunali alle scuole private, ad oggi sembra non essere cambiato nulla. Il Comune di Bologna ha annunciato di voler stanziare 150mila euro, in aggiunta alle convenzioni già in essere, per fare in modo che le scuole materne private assorbano i bimbi esclusi dalle materne comunali e finiti nelle liste d’attesa.
Ieri, infatti, è emerso che nel quartiere Savena sono 91 i bambini rimasti fuori dalle scuole dell’infanzia e Palazzo D’Accursio corre ai ripari proponendo la ricetta al centro delle polemiche già cinque anni fa, che fece perdere alla giunta Merola il referendum consultivo.

“Abbiamo uno degli uffici statistici più efficienti d’Italia, ma evidentemente non lo utilizziamo”, lamenta ai nostri microfoni Marina D’Altri, presidente di Coalizione Civica ed ex referendaria di Articolo 33. Il piccolo boom demografico che ha prodotto le attuali liste d’attesa, infatti, era già stato previsto, ma il Comune non si è organizzato per tempo.
Sulla stessa linea d’onda anche il Comitato Scuola e Costituzione, che paventa ricorsi per il mancato rispetto della libertà di scelta contenuto nella Costituzione.

Non è sufficiente, infatti, che il Comune tappi i buchi corrispondendo alle famiglie la differenza di soldi per andare a coprire le rette delle private. La Costituzione, infatti, afferma che lo Stato deve garantire la scuola pubblica a tutti coloro che ne facciano richiesta. E le materne, per quanto non scuola dell’obbligo, sono considerate scuola dell’infanzia e non servizio individuale, come ad esempio gli asili nido.

La soluzione che viene avanzata da Scuola e Costituzione e da Coalizione Civica, in assenza di risorse necessarie alla realizzazione di nuovi plessi scolastici, è che si chieda la statalizzazione di alcune sezioni attuali, in modo da alleggerire il peso sul Comune e liberare risorse per realizzare nuove sezioni.
“È vero che il Comune di Bologna, a differenza di altre città, ha un alto numero di materne comunali – osserva D’Altri – ma la strada della statalizzazione non è stata seguita”.
L’ex referendaria sospetta, a questo punto, che l’inazione della giunta Merola risponda alla precisa strategia politica di spostare alunni verso le scuole private.