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Sciopero della fame e blocco degli scrutini contro la #buonascuola

Insegnanti, studenti e sindacati "affamati di diritti" protestano per chiedere il ritiro del ddl


di redazione
Categorie: Istruzione
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Blocco degli scrutini e sciopero della fame. Molte scuole di Bologna e della provincia hanno partecipato allo sciopero del blocco degli scrutini. Secondo i sindacati della scuola, gli scrutini bloccati saranno oltre il 90%.  Il ritiro del ddl la buonascuola è ciò che chiedono gli insegnanti che a turno, fino al 13 giugno, protesteranno con lo sciopero della fame.

Se il Governo fa orecchie da marcante, la scuola alza la voce. Mentre la #buonascuola è approdata in Commissione al Senato, le scuole bolognesi hanno deciso di scendere nuovamente in piazza per chiedere il ritiro della riforma della scuola. Da ieri a Bologna, in via dei Castagnoli sotto l’Ufficio scolastico regionale, i docenti si sono alternati in uno sciopero della fame a staffetta che proseguirà fino a sabato 13 giugno, giorno delle votazioni a Palazzo Madama. Agli scioperanti si è unito Giovanni Cocchi, il professore che qualche settimana fa aveva spiegato, punto per punto, perchè la riforma della scuola non funzionerà, imitando il video del premier Renzi, con tanto di camicia bianca e lavagna.

Le iniziative di protesta si sono moltiplicate, dagli studenti agli insegnanti, fino a inglobare i cittadini. La più importante di queste manifestazioni riguarda il blocco degli scrutini negli istituti di Bologna e della provincia. Gianluca Gabrielli, rappresentante del Cobas, ai nostri microfoni rassicura che anche nelle scuole più refrattarie ci sono docenti che nel loro piccolo hanno voluto dare un segno di rivolta. Sono pochissime le scuole che non si uniranno alla protesta. Questo lavoro di opposizione è in corso da tempo: alcuni istituti hanno deciso di bloccare gli scrutini già nei giorni scorsi mentre altre, per il calendario scolastico regionale differenziato, protesteranno nelle prossime settimane.

Non solo una modifica della legge ma il ritiro del disegno. Gli aspetti piu contestati della riforma sono sicuramente quelli che riguardano il "preside sceriffo": il dirigente scolastico, secondo un modello manageriale, avrà più poteri tra cui quello di assumere o premiare i docenti. La #buonascuola prevede la cancellazione delle graduatorie ad esaurimento e d’istituto e sgravi fiscali per chi iscrive i figli nelle scuole private. Insomma, con la riforma proposta da Renzi, lo scenario futuro della pubblica istruzione è tutto fuorchè rassicurante. La Costituzione prevede che tutti abbiano il diritto alla migliore istruzione possibile ma secondo i manifestanti "ci saranno scuole di serie A e di serie B" e l'eccellenza verrà promossa solo in quegli istituti che meglio sapranno vendersi.

Durante la campagna elettorale Renzi aveva parlato di un nuovo tavolo di confronto tra sindacati e Governo per eventuali modifiche del disegno di legge. Gli insegnanti non hanno creduto alle parole del premier soprattutto quando, nei giorni scorsi, alcune regioni hanno inviato ai propri istituti delle circolari per chiedere di potenziare il personale. Questa è stata una decisione affrettata del Governo che ha deciso di non aspettare l'approvazione definitiva del disegno di legge.

Un boccone troppo amaro per tutti quelli che credono che la scuola sia un bene da preservare e da riformare in modo intelligente. "Noi andiamo avanti per mettere in campo tutte le proteste in modo unitario per riuscire a strappare il punto" promette Gabrielli.
L'invito dei manifestanti è esteso a tutti: "Auspichiamo che altre città, altri comitati, altre associazioni, altri sindacati, altri coordinamenti possano o vogliano, là dove possibile, dare vita ad una iniziativa simile: che 100 città digiunino contro l'indigesta riforma Renzi".

Daniela Larocca


Ascolta l'intervista a Gianluca Gabrielli

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