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Sblocco dei contratti PA: per l'Avvocatura di Stato costa troppo

I sindacati denunciano: "Il lavoro pubblico non può essere un bancomat"


di redazione
Categorie: Lavoro, Economia
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Il ministro Marianna Madia

Un'altra stangata salatissima per lo Stato ita­liano se la Corte Costi­tu­zio­nale, il prossimo 23 giugno, boc­cerà il blocco della con­trat­ta­zione nel pub­blico impiego. Il costo per il rin­novo dei con­tratti dei dipen­denti pub­blici per il gli anni 2010–2015 potrebbe superare i 35 miliardi di euro. L’Avvocatura dello Stato ha fatto sapere che il rinnovo potrebbe avere un effetto economico gravoso e dal 2016 potrebbero essere impiegati 13 miliardi di euro.

Il documento dell'Avvocatura di Stato, firmato da Vincenzo Rago, è stato inviato alla Consulta in vista del 23 giugno, giorno dell'udienza dove verrà valutata la legittimità del blocco dei contratti della pubblica amministrazioni.
Se la Consulta dovesse decidere che il blocco dei contratti è anticostituzionale, lo Stato italiano dovrà rimborsare i suoi dipendenti pubblici del taglio dei salari negli anni considerati. In questo modo verrebbe abbattuto uno dei pilastri della politica dell'austerità, dopo lo sblocco delle pensioni.
Sono sei anni che i lavoratori pubblici aspettano il rinnovo dei contratti per una cifra che supera i 3.3 milioni di euro: bloccati dal 2010, l'adeguamento dei contratti sarebbe dovuto ripartire nel 2017.


Non si può valutare il peso dei congelamento dei salari. Nel conteggio dei 35 miliardi, sono poco chiari i criteri di valutazione utilizzati dall'Avvocatura di Stato: per una cifra oggettivamente molto alta, potrebbero essere stati considerati non solo il blocco dei con­tratti, ma anche gli sti­pendi indi­vi­duali, gli scatti di anzia­nità, il blocco delle car­riere e le pro­mo­zioni. Per Fabrizio Fratini, segretario nazionale della Cgil-Funzione Pubblica, il dato è sbagliato perchè "crea un po' di pressione rispetto al pronunciamento della Consulta. Noi della Cgil abbiamo piu volte fatto ricorso al giudice di Roma per il blocco dei contratti che viola la Costituzione e il diritto dei lavoratori a vivere con dignità".
Le ultime rilevazioni Istat in materia risalgono alla fine del 2013. Di passi indietro, nel frattempo, l'economia ne ha fatti.

Per l'Avvocatura, tuttavia, l'impatto sui bilanci potrebbe essere ben piu pesante rispetto al blocco delle pensioni (deciso dal governo Monti, per il quale l'esecutivo di Renzi ha dovuto ricorrere ad un decreto straordinario per affrontare la spesa). Sull’impatto eco­no­mico delle dispo­si­zioni cen­su­rate, in rela­zione agli arti­coli 81 e 97 della Costi­tu­zione, l’avvocatura gene­rale ha con­fer­mato che "i rile­vanti effetti finan­ziari deri­vanti dall’intervento nor­ma­tivo che si esa­mina sono evi­denti". Alla luce anche della riforma dell’articolo 81, quello sul vin­colo di bilan­cio, i 35 miliardi potreb­bero man­dare i conti già pre­cari in tilt. "La cosa si risolve in campo politico - aggiunge Fratini - Noi siamo pronti a riaprire i tavoli della contrattazione. Un confronto serio: non possiamo parlare di riforma della macchina pubblica presentando quattro slides".

"È evidente che il blocco dei contratti non può essere la normalità". Queste sono le dichiarazioni di Marianna Madia, ministro della Pubblica Amministrazione, lo scorso 26 maggio.
Per il ministro, l'approvazione definitiva del disegno di legge sulla Pubblica amministrazione dovrebbe arrivare entro l'autunno. Dopo il sì del del Senato alla riforma, ora il provvedimento è all'esame della Camera. Il percorso legislativo della riforma sembra essere segnato da dichiarazioni e contrattazioni. Nel luglio 2014, la Madia aveva annunciato lo sblocco dei contratti statali, per poi congelare il tutto  due mesi dopo perchè "in questo momento di crisi le risorse per sbloccare i contratti a tutti non ci sono". Per il ministro «non ci sono lavoratori di serie A e di serie B. Al nostro insediamento, abbiamo trovato un Paese distrutto dalla crisi economica, è il Paese che abbiamo ereditato. Abbiamo voluto investire per uscire dall'austerità, abbiamo deciso di cambiare via per uscire dalla crisi. Noi siamo il governo che, ve lo garantisco, riporterà l'Italia ai livelli giusti, auspico che dalla prossima legge di stabilità si possa riprendere il dialogo sui contratti pubblici". Alle accuse di essere una “bugiarda” il ministro Madia ha risposto: "L'anno scorso non ho detto una bugia ma ho affermato che la legge di stabilità avrebbe deciso. Confermo anche quest'anno che non è il Def che blocca o sblocca i contratti, ma si decide collegialmente in sede di legge di stabilità".

I lavoratori, secondo Fabrizio Fratini, sono la categoria italiana più maltrattata. "Prima chiamati fannulloni, i lavoratori hanno garantito gli stessi servizi con meno dipendenti. Sono stati poi colpiti dal non rinnovo contrattuale, dalle riduzioni dei personali e non ci sono stati i turnover. Il lavoro pubblico non deve essere un bancomat che lo Stato può usare per altre finalità".
L'Avvocatura nella parte iniziale della memoria precisa come "in ogni caso le prerogative sindacali risultano salvaguardate e si sono estrinsecate, tra l'altro, nella partecipazione all'attività negoziale per la stipulazione dei contratti integrativi (Ccni), sia pure entro i limiti finanziari normativamente previsti" e "di contratti quadro". Ai nostri microfoni, il segretario Cgil precisa:"Bisogna chiarire cosa è una prerogativa sindacale. Non possiamo confondere la prerogativa sindacale con  la possibilità di dire la propria opinione o di partecipare al tavolo di contrattazione". Per Massimo Battaglia, membro della Confsal Unsa, l'Italia "non è più una Repub­blica fon­data sul lavoro ma sul pareg­gio di bilan­cio".

Daniela Larocca


Ascolta l'intervista a Fabrizio Fratini

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