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Salvini a giudizio, il M5s salverà l'amichetto o la faccia?

Dalla disobbedienza (in)civile di Salvini alla verginità perduta del M5S, un punto sul caso Diciotti


di Anna Uras
Categorie: Politica, Migranti, Giustizia
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Il Senato sarà chiamato a votare l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti. Un caso che da molti è stato definito politico, ma che è prettamente giudiziario, come ha spiegato ai nostri microfoni Luca Masera di Asgi. Ma soprattutto una richiesta che mette all'angolo il M5s, di cui abbiamo parlato con il giornalista Giuliano Santoro.

Il fronte giudiziario

Dal punto di vista giudiziario, la relazione di 53 pagine con cui il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto al Senato di procedere contro il ministro dell’Interno per sequestrato aggravato dall’abuso di potere "a differenza della richiesta di archivizione - spiega Luca Masera - è molto ben motivato. Si individuano le ragioni per cui secondo il tribunale va sottoposto a processo Salvini. E si risponde soprattutto a quell'argomento della natura politica dell'atto. Si dice chiaramente che in un sistema costituzionale come il nostro la natura politica di un atto quando quest'atto va a incidere sui diritti fondamentali non sottrae l'atto dal controllo di legittimità. Perché appunto in un sistema in cui ci sono delle fonti sovraordinate alla legge è inimagginabile che un atto del governo sia al di fuori del sistema di legalità".

La separazione dei poteri e i limiti all'autorità politica

A novembre la Procura di Catania, nella persone del procuratore Zuccaro, aveva richiesto l'archiviazione dell'indagine, motivandola dicendo che il ritardo nello sbarco dalla nave Diciotti sarebbe stato giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede Europea la distribuzione dei migranti in un caso in cui secondo la convenzione Sar sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro.

"È importante fissare bene il concetto di separazione dei poteri che era stato a mio avviso impropriamente invocato dalla Procura di catania. Qui non significa che con questo provvedimento la magistratura decida qual'è la politica in materia di immigrazione. Significa semplicemente che la magistratura richiama l'autorità di governo a quelli che sono i limiti che qualsiasi scelta politica non può oltrepassare. Perché in un sistema democratico la politica, il governo ha dei limiti, e questo deve essere ben chiaro, mentre sembra che il ministro Salvini non abbia chiara questa consapevolezza".

E i limiti, appunto, risiedono nella Costituzione e in tutte le convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare, configurando un reato che prevede come pena massima 15 anni. Nelle motivazioni presentate dal Tribunale dei ministri si legge infatti che "Le convenzioni, cui l’Italia ha aderito, costituiscono un limite alla potestà legislativa dell stato… assumendo rango gerarchico superiore rispetto alla disciplina interna”. E, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, “non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’autorità politica”.

Perché il caso Diciotti è diverso dagli altri

Si potrebbe dire che il caso Diciotti abbia inaugurato una nuova era di sprezzo per i ditti umani, tanto che risulta difficile pensare a un momento negli ultimi mesi in cui almeno una nave non fosse tenuta ostaggio nel Mediterraneo, da ultimo con il caso della Sea Watch 3 attualmente ancorata al largo di Siracusa. Dopo che decine di casi simili, seppur contraddistinti da diversi livelli di disumanità, ci hanno portato a normalizzare quella che all'inizio era percepita come una situazione anomala, viene da chiedersi dove il caso Diciotti differisca da questa "normalità". Ed effettivamente potrebbe non essere così diverso, per quanto le responsabilità italiane siano più palesi.

"Una differenza significativa - spiega infatti il giurista di Asgi - è il fatto che nel caso della Diciotti questi soggetti erano su una imbarcazione battente bandiera italiana e addirittura una nave militare italiana. Quindi in quel caso non vi era nessun minimo dubbio sul fatto che fosse l'Italia a doverli accogliere. La differenza rispetto al caso attuale della Sea Watch è che si tratta di una nave che batte bandiera olandese. Però una volta che la nave è entrata nelle acque italiane, una volta che l'autorità italiana ha assunto il coordinamento dei soccorsi anche se si tratta di una nave battente bandiera di un altro Stato è comunque lo Stato italiano a dover fornire i primi soccorsi e a doverli far sbarcare. Quindi anche in questo caso io credo che se continuerà questa politica di porti chiusi credo che si riproporrà un problema ancora un volta di commissione di reati da parte del Ministro degli Interni".

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Il ruolo del Senato e del M5s

I reati ministeriali sono una fattispecie di reato dei membri dell'Esecutivo. Si tratta di reati commessi nell'esercizio delle funzioni ministeriale dal presidente del Consiglio o da un ministro.
In Italia, la materia è disciplinata direttamente dall'articolo 96 della Costituzione della Repubblica Italiana. In base a questa norma, "il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale’’.

A questo punto quindi il Senato ha 60 giorni per riunirsi e votare la richiesta di autorizzazione a procedere daparte del Tribunale dei ministri. Per negare l'autorizzazione è necessario che i senatori votino a maggioranza assoluta che "l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo". E qui, con i suoi 107 senatori, entra in gioco il M5s.

La verginità perduta del Movimento

Quella del giustizialismo e del rifiuto dell'immunità per i potenti è stata una delle bandiere più agitate dal fronte pentastellato, che di conseguenza se volesse essere fedele a se stesso dovrebbe dare la'utorizzazione a procedere contro Salvini. Ma il costo politico del mantenere le promesse, ancora una volta, potrebbe essere troppo salato perché il M5s possa essere disposto a pagarlo. Non solo la caduta del governo sarebbe quasi inevitabile, ma se Salvini venisse effettivamente condannato il movimento sarebbe da considerarsi quanto meno complice sul piano politico, se non su quello giuridico.
E d'altronde il movimento "ha già perso in qualche modo questa sua verginità - fa notare Giuliano Santoro - l'ha persa nel momento in cui ha deciso di sostenere l'alleanza, un contratto di governo come dicono loro, con un partito che di fatto è stato commissariato dai tribunali per via dei suoi bilanci truccati e per via dei famosi 40 milioni di euro spariti. Dall'entourage grillino viene fuori che una delle motivazioni per negare l'autorizzazione a procedere potrebbe essere appunto il fatto che la scelta di non far sbarcare i migranti e di lasciarli a bordo della Diciotti era una scelta politica condivisa da tutta la squafdra di governo e quindi non imputabile solo a Matteo Salvini. Tutta la vicenda, a me pare che ci dica come la parola onestà è un significante vuoto, come dicono quelli che studiano il populismo e il linguaggio del populismo. Cioè è una parola che torna utile, viene riempita di contenuti quando è necessario, ma che non è un imperativo assoluto, non è un monolite. Credo che ne verranno fuori in questo modo e penso di poter dire con una certa certezza che la base non si farà grandi scrupoli a sostenere la scelta di difendere Matteo Salvini".

Per fare un reddito ci vuole un Dl Salvini

C'è poi un altro elemento che secondo il giornalista, autore del libro “Un Grillo qualunque”, ha contraddistinto la politica del movimento durante questa legislatura, e che inciderà sulla sua volontà di assolvere Salvini. "Il dissenso nella sostanza sulla questione dell'immigrazione è stato molto limitato. Ci sono due aspetti che contano da questo punto di vista. Il primo è la capacità di mettere a valore queste differenze, e quindi di fare in modo che diventano quasi una forma autoassolutoria i mal di pancia di alcuni. Il secondo, ben più pericoloso per chi si trova a sinistra secondo me, è il fatto di utilizzare queste concessioni alla Lega come contropartita per strappare alcune cose, come il no alla Tav o lo stop alle trivelle. Che ci proiettano dentro una dinamica infernale, perché per fermare la Tav bisogna far morire la gente in mare, diventa un gioco al massacro. Però è quello che di fatto stanno facendo, lo scambio tra pacchetto sicurezza e reddito di cittadinanza in fondo rappresenta questo".

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