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Sala Borsa, lavoratori in sciopero contro l'automazione "disumanizzante"

Al via lo sciopero dei dipendenti Working per il taglio delle prestazioni lavorative.


di Andrea Perolino
Categorie: Lavoro
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Come preannunciato la settimana scorsa, le lavoratrici e i lavoratori della Working impiegati in Sala Borsa hanno dichiarato un pacchetto di 16 ore di sciopero, di cui le prime otto già oggi, per protestare contro la volontà dell'azienda di diminuire le prestazioni lavorative dal prossimo maggio.

Lo sciopero dei lavoratori di Sala Borsa era nell'aria, dopo la proclamazione dello stato di agitazione della scorsa settimana. E da oggi è realtà, con le prime 8 ore di sciopero di un pacchetto totale di 16. "Dal 2 maggio 2016 Sala Borsa cambierà corpo e anima", si legge nel comunicato diffuso da lavoratrici e lavoratori in protesta. In quella data diverrà infatti effettiva l'automazione completa dei servizi di prestito e riduzione in biblioteca, ragione che ha spinto l'azienda - la società cooperativa Working - ad annunciare ai lavoratori una diminuzione delle prestazioni lavorativi, con conseguente riduzione degli stipendi.

Nei volantini distribuiti ai passanti i lavoratori ripercorrono la storia dell'esternalizzazione del lavoro bibliotecario in Sala Borsa, una storia "travagliata" che ha comportato una progressiva riduzione dell'orario di lavoro, da 40 a 26 ore settimanali. Ora, con l'automazione prevista da maggio, si arriverà a "un ulteriore, insopportabile, taglio delle prestazioni lavorative con conseguente riduzione salariale per tutti i lavoratori esternalizzati". Per i lavoratori si tratta "di una novità dal carattere disumanizzante, una vera e propria cancellazione di una figura professionale che in realtà di fatto ha permesso a Sala Borsa di diventare uno dei fiori all’occhiello delle biblioteche europee".

Oltre al danno, una vera e propria beffa per lavoratori e sindacati, che fanno i conti con le promesse disattese da parte dell'amministrazione. "Da mesi abbiamo lavorato per garantire il passaggio all'automazione, tranquillizzati dalle dichiarazioni ufficiali dell'Assessorato alla Cultura e dell'Istituzione Biblioteche Bologna, che garantivano un reimpiego del personale. Le rassicurazioni della Giunta Comunale sul reimpiego delle ore risparmiate e sulla valorizzazione della nostra professionalità, acquisita in quindici anni di lavoro quotidiano, sono state disattese dalla nuova riorganizzazione appena ufficializzata. Lo spostamento nelle biblioteche di quartiere e la riapertura del lunedì pomeriggio sono solo un misero palliativo che non copre i tagli attuati".

Al via dunque le prime ore di sciopero, con una domanda che resta in sospeso: "Quando l'innovazione tecnologica produce disoccupazione, che innovazione è?"

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