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Ruby, fino a che punto arriverà il Pd?

Il dopo-sentenza e la questione morale.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Giustizia
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I distinguo tra politica e giustizia del dopo-sentenza Ruby sono un singolare equilibrismo: Berlusconi è stato condannato per concussione, un reato contro la pubblica amministrazione.

La condanna a 7 anni di carcere ed interdizione perpetua dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi nel processo-Ruby rilancia il tema della questione morale in Italia e punta i riflettori sul Partito Democratico, principale alleato di governo del Pdl.
Sebbene la sentenza riguardi il primo grado di giudizio ed occorra attendere il secondo e probabilmente il terzo, alcuni elementi emersi nel percorso processuale e nel giudizio spingono a riflessioni non procrastinabili.
Innanzitutto occorre analizzare i reati contestati al Cavaliere: prostituzione minorile e concussione per costrizione, entrambi reati gravi. Mentre il primo attiene alla sfera privata (dato che comunque deve giocare un ruolo su una figura pubblica come un politico), il secondo attiene invece alla sfera pubblica. Berlusconi telefonò per sei volte alla Questura di Milano per richiedere, nelle vesti di presidente del Consiglio, il rilascio della ragazza arrestata. Non solo: per arrivare al risultato non si fece scrupolo di mentire, dicendo che Ruby era la nipote del presidente egiziano Mubarak, falsità su cui impegnò anche il Parlamento.

Basterebbero queste semplici constatazioni per comprendere che i distinguo tra politica e giustizia pronunciati da più parti non stanno in piedi.
Non stanno in piedi per il Pdl, che quando era all'opposizione ha sempre utilizzato le condanne del proprio leader come arma politica. È almeno curioso che nell'epoca del governo delle larghe intese ora i berlusconiani ammettano questa separazione.
I distinguo, però, non stanno in piedi soprattutto per il Partito Democratico, che si trova a governare con un personaggio che, secondo la legge, non dovrebbe nemmeno avvicinarsi ad un palazzo della politica. Come spesso accade, infatti, le pene accessorie sono più rilevanti delle condanne al carcere. Su questo il tribunale ieri è stato inequivocabile: al leader del Pdl è stata comminata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Una disposizione che, se sommata all'ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di licenze televisive, non lascia spazio ad intepretazioni.

A questo punto, liberarsi di Silvio Berlusconi è quantomeno opportuno. Per continuare nell'infausto governo di larghe intese, il Pd dovrebbe pretendere che il Pdl emargini il Cavaliere, ma sappiamo che ciò non avverrà mai.
I Democratici, quindi, sperano che il clamore attorno alla condanna si spenga, ma anche questo sembra uno scenario improbabile. Berlusconi e soci, infatti, potrebbero rilanciare e tentare di condizionare il governo Letta affinché metta mano al tema della giustizia. Già questo pomeriggio è previsto un incontro tra Letta e Berlusconi.
Se il premier dovesse rispondere picche, il Pdl potrebbe decidere in qualunque momento di staccare la spina al governo, come già fece con Monti. Il risultato sarebbe che il Pd si verrebbe a trovare in una pessima situazione: compromesso nella credibilità a causa dell'inciucio, senza alcun risultato prodotto dall'esecutivo, con una legge elettorale non cambiata e con un partito consumato da correnti interne in attesa del congresso.

La cosa peggiore, però, non è la sorte del Pd, di cui può tranquillamente interessarcene poco. La cosa peggiore è il logorio e il degrado che le Istituzioni di questo Paese stanno subendo a causa delle scelte scellerate della classe politica attuale.
Quale messaggio, infatti, arriverà ai cittadini che vedono come una condanna per prostituzione minorile e concussione non sortisca alcun effetto? A quale livello può essere ancora spostata l'asticella? Per quale motivo si dovrebbe avere senso dello Stato se lo Stato stesso è fucina di corruzione, tradimenti politici, non rispetto della legge e accentramento di potere?

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